Gestire al meglio la Luce Naturale

Gestire al meglio la luce naturale

Nei precedenti articoli abbiamo affrontato a più riprese, a seconda del tipo di illuminazione disponibile, i vari accorgimenti per ottenere in foto dei risultati ottimali in termini di esposizione.

Un costante controllo dell’illuminazione ambientale diventa fondamentale soprattutto quando ci si trova a dover gestire una fonte di luce “naturale”, non direttamente manovrabile dal fotografo.

Stiamo parlando della luce, sia diretta, sia riflessa, sia diffusa, che proviene ad esempio dai raggi del sole.

Quando non abbiamo a disposizione strumenti particolari di controllo della luce (pannelli riflettenti, flash, diffusori e così via) ci troviamo ad operare in un contesto di luce completamente naturale, dove l’unico fattore da valutare è come l’ambiente viene illuminato.

Una luce incontrollata come quella del sole, come abbiamo già visto, può modificare completamente l’aspetto di ciò che desideriamo fotografare:

le forme, i colori, la visibilità degli oggetti in scena, etc.

Abbiamo già visto in che modo possiamo classificare le tipologie di illuminazione naturale, in base alle condizioni atmosferiche ed ai momenti della giornata.

Vediamo ora in che modo la fotocamera può sempre, in qualsiasi situazione, aiutarci a valutare ed a gestire quella luce che caratterizza la scena da fotografare.

I metodi di misurazione della luce

Abbiamo già analizzato, in altri articoli, le varie modalità che ogni fotocamera offre per la misurazione della luce.

Come sappiamo le fotocamere digitali sono dotate di un esposimetro integrato attraverso il quale è possibile misurare i livelli e l’intensità della luce presente nella scena inquadrata.

Ovviamente l’esposimetro valuterà la luce ambientale in base alla sensibilità alla luce che caratterizza il sensore della fotocamera.

Come già sappiamo tale sensibilità alla luce, del sensore in dotazione, può essere “modificata” attraverso la variazione del parametro ISO.

Solo una volta “misurata” l’illuminazione della scena inquadrata, la nostra fotocamera andrà ad indicare le impostazioni più adatte in termini di apertura del diaframma e tempo di esposizione, che ci permetteranno di ottenere una foto correttamente esposta.

Possiamo controllare in ogni momento la misurazione effettuata dall’esposimetro, guardando attraverso il mirino oppure tramite il display della fotocamera.

Attraverso la grafica dell’esposimetro possiamo capire quando la scena è sovra-esposta o sotto-esposta e di quanto.

Quando l’indicatore si trova in corrispondenza di valori preceduti dal segno – (l’indicatore si sposta a sinistra della linea), allora la scena risulterà sotto-esposta;

al contrario quando l’indicatore dell’esposimetro si trova in corrispondenza di valori preceduti dal segno + (l’indicatore si sposta a destra della linea), allora avremo una scena sovra-esposta.

Quando l’indicatore dell’esposimetro si trova al centro della linea di valutazione, la fotocamera ci comunica una scena correttamente esposta, senza una preponderanza netta nè di luci nè di ombre.

Per sfruttare al meglio la capacità di misurazione della luce della propria fotocamera abbiamo diverse modalità per valutare una stessa scena.

Conosciamo già tali modalità ed ognuna ci aiuta diversamente nella valutazione di un stessa scena, a seconda di ciò che vogliamo esporre con maggiore precisione e mettere in maggiore evidenza.

Se ad esempio, all’interno dell’intera scena, vogliamo che l’esposizione venga correttamente valutata solo in relazione ad un particolare soggetto che ci interessa mettere in evidenza,

allora potremo utilizzare la modalità di valutazione della luce “mirata” o spot (spot-metering-mode nelle reflex Canon e partial-metering-mode nelle reflex Nikon).

In questa modalità si va pertanto a valutare l’esposizione ideale solamente di una piccola porzione della scena, pari mediamente a solo il 3% di ciò che viene osservato attraverso il mirino

(le percentuali generalmente variano dall’1% al 14% massimo del totale della scena inquadrata).

Tale metodo diventa utile quando abbiamo un ambiente fortemente influenzato da aree di luce e di ombra contrapposte.

Al contrario il Metodo Valutativo (o metodo Matrix nelle fotocamere Nikon) prevede una valutazione molto più complessa della luce ambientale, dal momento che va ad analizzare la scena intera, divisa in più sezioni, misurando in ciascuna la presenza sia delle luci che delle ombre.

Focalizzando lo scatto in un punto specifico della scena, indicheremo alla fotocamera e all’esposimetro ciò che vogliamo comunque mettere in risalto con maggiore precisione, comunicando quindi quale area dovrà essere esposta al meglio, nella valutazione generale.

Tale metodo è senz’altro il più utilizzato nella maggior parte delle situazioni di scatto ed è di fatto la modalità di valutazione della luce che di default è attiva in ogni fotocamera reflex.

Invece nel metodo di valutazione “centrato” la fotocamera concentra la precisione di misurazione sull’area centrale della scena, elaborando di conseguenza un’esposizione più approssimativa per l’area di scatto restante, lasciando completamente fuori dal calcolo i margini della scena.

Per utilizzare questo di tipo di valutazione non è necessario posizionare il soggetto principale dello scatto esattamente al centro della scena.

Infatti una volta impostata questo tipo di modalità, basterà prima inquadrare il soggetto al centro della scena, poi bisognerà metterlo a fuoco premendo il pulsante di scatto a metà ed infine sarà necessario bloccare l’esposizione.

Una volta bloccata l’esposizione potremo inquadrare il soggetto principale come desideriamo e non per forza collocandolo al centro della scena.

Tutti i sistemi di valutazione possono essere ugualmente utilizzati per ottenere degli ottimi risultati in termini di resa della luce, tuttavia l’effetto finale dipenderà sempre dalla scena di base e dal tipo di illuminazione.

Esposimetro e corretta esposizione

Ovviamente l’esposimetro di una fotocamera non è in grado di percepire la luce ed i colori così come i nostri occhi, i diversi gradi di illuminazione saranno pertanto individuabili con minore precisione, questo soprattutto quando una scena presenta insieme aree illuminate in maniera molto diversa.

In ogni scatto appariranno potenzialmente dei difetti di esposizione che andranno a rendere la nostra immagine comunque diversa da come era stata percepita.

Per aumentare il grado di precisione dell’esposimetro della nostra fotocamera nei confronti della luce ambientale è possibile effettuare delle prove di valutazione, al fine di calcolare la resa della luce più adeguata.

Una volta scelta la modalità di valutazione adatta possiamo procedere a leggere il livello di illuminazione in quelle aree più ricche di contrasto tra luci ed ombre.

Valutandole distintamente (mettendo a fuoco, senza premere completamente il pulsante di scatto) e leggendo quindi ciò che è riportato dall’esposimetro potremo scegliere il livello di esposizione adeguato a non perdere dettagli in entrambe le parti,

oppure potremo scegliere di rendere con maggiore precisione alcune parti a discapito di altre, che potranno comunque essere corrette in fase di post-produzione.

Scegliendo ad esempio di esporre l’intera foto in base ad un’area già di partenza ben illuminata (considerando quindi i valori di esposizione indicati dall’esposimetro per questa parte della scena), andremo di conseguenza a sotto-esporre di più quelle aree che magari erano già in ombra.

All’opposto scegliendo la valutazione di esposizione corrispondente ad un’area già poco illuminata andremo a rendere con un’intensità di luce ancora maggiore le altre zone della scena.

Nella scelta di ciò che vogliamo misurare e di ciò che vogliamo correttamente “esporre” bisognerà considerare sia ciò che vogliamo mettere maggiormente in risalto, sia ciò che in base alla nostra scelta verrà maggiormente sacrificato nel risultato finale.

Per conservare il maggior numero di dettagli diventa essenziale effettuare delle prove di esposizione per valutare la resa delle varie zone sovraesponendole e sottoesponendole.

In questo modo sarà possibile visualizzare le differenti rese luminose e cromatiche delle diverse parti di una stessa scena.

Utilizzare l’istogramma

Nella valutazione dell’esposizione di diverse aree in una stessa scena lo strumento definito come “istogramma” può fornire un aiuto notevole.

Tale strumento è presente infatti in tutte le fotocamere reflex digitali.

L’istogramma è uno strumento che rappresenta visivamente la quantità di luci (o alte luci), di ombre e di mezzitoni presenti all’interno di una scena.

Più le barre dell’istogramma sono alte, più sarà segnalata come intensa una data caratteristica della scena (luci, ombre e mezzitoni).

Sul lato sinistro dell’istogramma sono rappresentate le aree in ombra della scena, ovviamente più l’istogramma è alto in questo lato, più saranno cospicue le aree in ombra, buie, o comunque scure all’interno della scena di scatto.

Sul lato destro dell’istogramma viene invece rappresentata la quantità di luce in scena, ovviamente più l’istogramma si sviluppa in alto su questo lato, più la luce sarà intensa in gran parte della scena di scatto.

Quando l’istogramma mostra un buon bilanciamento tra le luci e le ombre, attraverso una cospicua presenza dei mezzi toni, l’immagine risulterà bilanciata dal punto di vista dell’esposizione.

Al contrario quando l’istogramma mostra un picco netto nell’area a sinistra avremo una netta preponderanza in scena delle aree di buio o comunque in forte ombra.

Di conseguenza in questo modo l’istogramma ci comunica una probabile perdita di dettaglio proprio in quelle aree scarsamente illuminate.

Ma ci mostrerà anche la quasi totale assenza di informazioni nelle aree dei mezzitoni e delle luci.

La situazione opposta si ha quando l’istogramma mostra un picco evidente a destra, nella zona delle alte luci.

Tale picco indica una preponderanza delle luci all’interno della scena, tale preponderanza si andrà a tradurre in una perdita di dettaglio proprio in quelle aree fortemente illuminate.

Ma ci mostrerà anche la quasi totale assenza di informazioni nelle aree dei mezzitoni e delle ombre.

La situazione ideale pertanto consiste nello sfruttare lo strumento istogramma della propria fotocamera per valutare, ancor prima dello scatto, un buon compromesso espositivo tra luci, ombre e mezzitoni.

Quando l’istogramma attraveso la sua rappresentazione grafica ci indica la presenza di una quantità di luci, ombre e mezzitoni ben bilanciata, questa si tradurrà in una buona conservazione dei dettagli di tutte le aree della foto pur diversamente illuminate.

In base a quanto rilevato dall’istogramma potremo più facilmente scegliere le corrette impostazioni di esposizione, per cercare di preservare la maggiore quantità di dettagli possibili, soprattutto in quelle aree di scena che maggiormente ci interessano, andando magari a rendere con minore precisione quelle parti che non desideriamo mettere in risalto.

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