La tecnica e la fotografia creativa o “artistica”

La fotografia creativa

La fotografia è diversa dalle altre forme d’arte: un fotografo ovviamente è in un certo senso costretto a riprodurre ciò che vede nella realtà attraverso la fotocamera, tuttavia avrà ugualmente la possibilità di scegliere in che modo conferire un significato ed un senso particolare a ciò che vede.
Semplicemente attraverso ciò che scegliamo di vedere e mostrare della realtà possiamo fornire un senso, un significato ed un emozione “diversa” ai nostri scatti. Pertanto il primo elemento chiave per una fotografia creativa è senza dubbio l’attenta osservazione, di tutto ciò che la realtà offre al nostro sguardo e alla nostra sensibilità.
L’attitudine del fotografo riguardo a ciò che può essere visto e mostrato della realtà influisce enormemente su uno scatto:

raffigurando una donna seduta sotto l’ombra di un albero, vicino ad un placido laghetto in una splendente giornata di sole possiamo comunicare all’osservatore una sensazione di pace, allo stesso tempo potremmo realizzare uno scatto molto diverso, in cui la donna è da sola in un paesaggio buio tetro e desolato.

Pertanto anche una stessa scena, in base alle nostre scelte stilistiche, potrà trasmettere significati diversi.

Ogni fotografo deve ovviamente imparare quelle tecniche corrette per gestire diverse tipologie di scene e creare quindi delle fotografie tecnicamente “corrette”:

la regola dei terzi, una corretta profondità di campo, la posizione della linea dell’orizzonte nello scatto, una luce non troppo forte o diretta, e così via.

Conoscere queste regole di base permette però al fotografo di sapere e capire come e quando è il caso di romperle.

Prima di potersi cimentare nella creazione di una foto “artistica”, comprensiva quindi di quel particolare livello di attenzione e ricerca compositiva, un fotografo dovrebbe conoscere le regole fotografiche di base e allo stesso tempo capire quale potrebbe essere la giusta composizione e la giusta inquadratura per la scena da catturare.

Abbiamo già visto gli accorgimenti necessari da seguire, e le regole proprie di una “buona” fotografia, più difficile è capire come e quando possiamo infrangerle per raggiungere un determinato obiettivo.

Ovviamente, oltre all’osservazione della realtà, l’intenzione è fondamentale per realizzare in fotografia quell’idea magari particolare che abbiamo in mente, per “trasformare” i nostri soggetti e i nostri scatti in qualcosa di originale.

Pertanto prima di scattare dovremmo già avere bene in mente in che modo vorremmo trasformare la realtà e renderla in foto in maniera originale.

Le emozioni in fotografia

Molto spesso le foto migliori sono quelle che trasmettono delle emozioni:

dove gli elementi della realtà, oggetti e/o persone interagiscono tra loro in armonia ma anche e soprattutto con naturalezza ed espressività.

Tuttavia le foto più emozionanti sono spesso quelle in cui si riescono a catturare le emozioni reali delle persone, ovviamente poi il giusto utilizzo della luce e del colore così come la gestione della composizione e dell’inquadratura serviranno a conferire a tali emozioni ancora una maggiore evidenza.

Per creare delle foto con la giusta carica emotiva è essenziale capire quali scatti realizzare e quali no.

Ma perchè realizzare proprio questa foto e non un altra ?

Ogni foto per poter essere interessante e significativa, dovrà di partenza comunicare determinati significati innanzitutto al fotografo.

Una scena va sempre scelta tramite la nostra sensibilità ma anche in base alle nostre finalità.

Uno scatto interessante non si ottiene quasi mai casualmente, semplicemente realizzando a casaccio fotografie di ogni scena, persona o paesaggio che ci troviamo ad osservare.

Una scena dovrà di base comunicare delle sensazioni, positive o negative. In base a tali sensazioni potremo scegliere se catturare la scena che ci ha colpito e nel caso capire in che modo renderla ancor più significativa ed universale.

Equipaggiamento e maggiori possibilità di esprimersi

Ovviamente avere a disposizione una grande varietà di strumenti di scatto, lenti diverse, luci artificiali, pannelli riflettenti, treppiedi e così via, ci permette di affrontare ogni scena con più facilità.
Possiamo infatti così scegliere caso per caso, in base alla nostra idea di scatto, quali strumenti potranno risultare più utili. Ma questo non è sempre vero come ho cercato di spiegare altrove in un mio precedente articolo.

Ma quali impostazioni di scatto scegliere ?

Magari l’esposimetro della fotocamera suggerisce determinati parametri relativi alla velocità di chiusura dell’otturatore e all’apertura del diaframma, tuttavia questo non ci impedisce di agire diversamente, sperimentando risultati diversi.

Possiamo ad esempio scegliere di rendere volutamente una foto più buia, diminuendo l’apertura del diaframma, o impostare un lungo tempo di esposizione per ottenere un “effetto mosso”, o ancora possiamo scegliere un particolare Bilanciamento del Bianco, per conferire magari una tonalità plumbea a tutta la scena.

Pertanto prima di scegliere di realizzare una foto secondo i canoni fotografici classici, è bene provare differenti impostazioni per vedere quali effetti queste ultime produrranno nella “cattura” dell’ambiente scelto.
Una volta individuata la risposta a queste domande potremo passare a capire come utilizzare quegli elementi naturalmente presenti nella scena, scelta per realizzare una foto creativa.

La qualità della luce

La comprensione della qualità della luce rappresenta un processo difficile ma tuttavia estremamente utile soprattutto nel campo della fotografia creativa. La luce, oltre a rappresentare l’elemento chiave senza il quale ovviamente non avremmo alcuna fotografia, costituisce uno degli elementi fondamentali per conferire allo scatto una determinata emozione.

La luce che filtra attraverso i rami e le foglie di un albero, attraverso le nuvole, da dietro delle montagne oppure la luce diretta del sole o quella di un giornata nuvolosa, conferisce alle nostre foto ogni volta una diversa impressione e un’emozione differente. Il primo passaggio da fare per ottenere dalla luce ciò che si desidera è considerare la qualità della luce nella scena e come questa andrà ad influire sulla nostra immagine.

La luminosità

La luminosità o “forza” della luce rappresenta una qualità della luce fondamentale per determinare una data esposizione per il nostro scatto.
Due principali fattori determinano la luminosità di una luce:

la luminanza assoluta della fonte luminosa e

la sua distanza dal soggetto, di qualunque tipo esso sia.

Non appena la luce si allontana dal soggetto o quest’ultimo da essa, la luminosità della luce diminuisce.

Il tasso di riduzione della luminosità si basa sulla seguente formula:

Ad una distanza doppia del soggetto da una fonte di luce (posizionata in un dato punto), la luminanza viene ridotta ad ¼ rispetto a quella che era presente alla distanza originaria.

L’approccio è leggermente più difficoltoso nel caso di una luce diffusa. Quando un determinato elemento viene posto tra il soggetto e la luce, allo stesso modo si otterrà una diminuzione della luminosità inziale, anche se la luce ed il soggetto non si sono mossi. Ma calcolarne con esattezza la diminuzione risulta alquanto difficoltoso.

Quando un determinato elemento viene invece usato per riflettere una data fonte luminosa (come è ad esempio il caso di un ombrello diffusore o di una superficie qualsiasi atta allo scopo) il calcolo della variazione della luminosità non cambierà.

Infatti la superficie di riflessione rappresenterà comunque una fonte di luce e pertanto anche in questo caso sarà possibile determinare la distanza del soggetto da questa per aumentare o diminuire il fattore di luminosità.

Un muro bianco ad esempio non crea la luce ma diventa comunque una fonte di luce nella nostra scena, in relazione al soggetto.

Pertanto nella gestione della luminosità, la distanza del soggetto sarà calcolata rispetto alla parete bianca e non rispetto alla fonte di luce primaria ed originale, rappresentata magari dal sole.

Lo stesso principio si applica alla luce quando questa viene filtrata attraverso elementi naturali, nuvole, nebbia, fumo, acqua e così via.

Le particelle componenti tali elementi, andranno a riflettere la luce, diventando delle nuove fonti di luce all’interno della foto.

La posizione della luce

Il livello emozionale di una foto è influenzato anche dalla posizione relativa della luce: vale a dire la posizione di questa in relazione al soggetto.

L’angolo con cui la luce “colpisce” il soggetto (sia direttamente che indirettamente) influisce sulla proiezione delle ombre e pertanto può conferire allo scatto un senso e quindi sensazioni differenti.

Più stretto è l’angolo con cui la luce “colpisce” il soggetto più lunghe saranno, ad esempio, le ombre proiettate da questo.

Invece una qualsiasi fonte di luce posizionata esattamente di fronte ad un dato soggetto, tenderà a non proiettare alcuna ombra e pertanto il nostro scatto risulterà “piatto”.

La dimensione della luce

Come abbiamo già visto nel campo della ritrattistica, la dimensione apparente o relativa di una fonte di luce, vale a dire rispetto alle dimensioni del soggetto, può conferire allo scatto e ai suoi protagonisti diverse caratteristiche.

Più la fonte di luce è grande rispetto al soggetto, più morbide saranno le ombre che verranno proiettate da questo.

Una luce proveniente invece da una fonte di piccole dimensioni, produrrà rispetto al soggetto delle ombre dai contorni netti e marcatamente scure.
In questo caso si parla di “luce intensa”.

Le luci intense vengono usate per creare delle immagini più drammatiche dove i vari elementi appaiono in forte contrasto.

Una fonte di luce di dimensioni più ampie illuminerà il soggetto da un’angolazione più ampia e pertanto proietterà delle ombre molto più chiare e dai contorni sfumati.
In questo caso possiamo parlare di “luce soffusa”.

La luce soffusa come abbiamo già visto è particolarmente indicata nella ritrattistica dal momento che tende a minimizzare le spigolosità e i difetti delle superfici, rappresentando quindi al meglio quelle caratteristiche proprie della figura umana.

Il colore della luce

Il colore della luce è importante nel campo della fotografia creativa dal momento che:
Contribuisce a conferire un tipo di emozione e sensazione all’interno di uno scatto.
Influenza l’aspetto e la resa dei colori che contraddistinguono il soggetto.
I colori che noi conosciamo sono infatti generalmente percepiti in associazione a determinate sensazioni, foto permeate da una tonalità blu risulteranno più tetre e verranno recepite generalmente come negative.

Questo non vuol dire che rappresentino degli scatti “sbagliati” ma piuttosto foto atte a comunicare certe sensazioni, ad esempio, di tristezza e desolazione in chi le osserva. Dalla prospettiva di chi osserva uno scatto, il colore della fonte di luce sarà uguale a quello del soggetto da questa illuminato.
Infatti scegliendo una luce di un determinato colore, ad esempio blu, l’oggetto illuminato da tale luce apparirà di quel colore.
Data questa premessa possiamo tranquillamente scegliere fonti di luce di colori diversi per cambiare l’apparenza coloristica dei nostri soggetti, facendo apparire una persona con la pelle blu, una parete bianca come rossa, una rosa rosa come viola e così via.

Tuttavia esistono alcune importanti considerazioni da ricordare in relazione all’utilizzo di luci colorate.

Alcune luci colorate usate per illuminare soggetti di un determinato colore originale, possono produrre degli effetti particolari.

Questo ad esempio accade in relazione ai colori rosso e verde.

Questi colori sono opposti nella ruota dei colori e pertanto non si riflettono in maniera adeguata:

se ad esempio proviamo ad illuminare un manto erboso con una luce rossa otterremo non dell’erba in tonalità rossa, ma semplicemente molto più scura.

Ecco perchè quando si riprendeva un paesaggio in bianco e nero per rendere la vegetazione più carica e visivamente più intensa si utilizzava un bel filtro rosso.

Ovviamente tale tipologia di problema non si incontra mai quando il soggetto da illuminare con la luce colorata è caratterizzato dal colore bianco.
Anche usando una luce bianca bisognerà considerare il colore della superficie del soggetto che questa andrà a colpire.
La luce bianca infatti riflessa da una superficie colorata andrà ad assumere il colore della superficie colpita.

Ad esempio avendo come soggetto una bella mela rossa, colpita da una luce bianca, nella nostra foto troveremo un alone rosso intorno alla mela rappresentante proprio la luce riflessa nel colore della superficie colpita.
Per evitare questo effetto indesiderato, soprattutto quando i nostri soggetti sono caratterizzati da ampie aree di colore ben definito, è preferibile utilizzare una luce riflessa e non diretta.

Le qualità di una superficie

Superfici diverse si comportano in maniera diversa se colpite da una luce, indipendentemente dal colore di quest’ultima.
Alcune superfici risultano infatti già ai nostri occhi come aventi precise caratteristiche:

possiamo infatti trovarci di fronte a superfici opache, lucide, lisce, ruvide, curve, etc.

Una caratteristica di specularità indica ad esempio una superficie difficile da gestire, una superficie speculare infatti presenta delle precise caratteristiche in termini di brillantezza e di riflessione della luce.

Pertanto nella gestione di questo tipo di superfici “riflettenti” bisognerà considerare in che modo queste andranno a riflettere la luce che le illumina.

Più una superficie risulta lucida, più piccolo e molto più brillante sarà il riflesso prodotto dalla fonte di luce.

Di contro più una superficie è opaca, più ampio risulterà il riflesso della luce proiettato dalla superficie.

Anche la dimensione della fonte di luce avrà un particolare effetto sulla luce riflessa da una data superficie.

Più piccola è la dimensione apparente della fonte di luce, più ridotta e più brillante sarà la luce riflessa da una superficie.

Allo stesso modo se si vuole minimizzare la dimensione della luce riflessa dalla superficie bisognerà utilizzare una fonte di luce di dimensioni inferiori.

Volendo minimizzare l’effetto di lucentezza proprio di una superficie speculare, rendendola in foto più opaca, bisognerà ridurre il contrasto prodotto dalla luce riflessa, utilizzando una fonte di illuminazione molto più ampia, come dimensioni apparenti.

Certe caratteristiche di una superficie, come ad esempio l’essere liscia o ruvida, influenzano ugualmente l’interazione della luce con essa.
Più una superficie è ruvida più ombre tenderà a proiettare su se stessa, apparendo in foto più scura di come è realmente, specialmente se illuminata angolarmente.
Allo stesso tempo una superficie ruvida andrà anche a disperdere la luce in maniera più uniforme, risultando quindi poco riflettente.
Inoltre se la fonte di luce viene posizionata più vicino alla superficie, questa risulterà più luminosa e leggermente meno ruvida.

Il discorso inverso riguarderà le superfici lisce, che di base sono sempre più riflettenti.

Infine la forma stessa di una superficie, influirà sulla riflessione della luce.
Più una superficie è curva, più ridotto in dimensioni risulterà il riflesso delle luci che vanno a colpirla.

Il Riflesso

Ogni superficie che non emette luce, andrà sempre a riflettere la luce che la colpisce.
Superfici differenti riflettono la luce in maniera diversa, proprio in base alle qualità di base che le caratterizzano e di cui abbiamo appena parlato.

Gestire in maniera adeguata il riflesso può contribuire enormemente alla realizzazione di foto creative.

Quei soggetti che riflettono la luce all’interno della scena, su altri elementi presenti al suo interno, possono essere usati in ambito fotografico come “riflettori”.

Tali riflettori possono infatti essere sfruttati per redirezionare la luce su quelle altre parti della scena che necessitano di una migliore illuminazione.

Generalmente una “superficie riflettente” può essere utilizzata per trasferire l’illuminazione originale anche in quelle zone rimaste in ombra.

Alcuni “riflettori” come abbiamo visto possono servire, se dotati di un colore particolare, a riflettere una luce di quello stesso colore.

Fotografare correttamente un elemento altamente riflettente può essere molto difficile dal momento che questo tenderà a catturare la luminosità e i colori degli oggetti vicini ad esso.
Pertanto bisognerà in questo caso controllare la resa degli elementi posti vicino a tale superficie riflettente, affinchè vengano sempre percepiti in maniera adeguata.

La rifrazione e la proiezione

Il fenomeno della rifrazione avviene quando la luce passa attraverso un elemento dotato di trasparenza che va a piegare i fasci di luce.
Come abbiamo già avuto modo di notare altrove, l’acqua rappresenta proprio una di quelle superfici atte a piegare in un determinato modo la luce che passa attraverso di essa.
Dal passaggio della luce attraverso l’acqua si otterrà la formazione di diverse “lenti di luce” sulla superficie stessa.

Il fenomeno della proiezione si verifica invece quando la luce passa attraverso un materiale traslucente e colorato e viene quindi riflessa su altri elementi della scena.

Il rapporto tra la velocità dell’otturatore e la velocità della fonte di luce

Quando controlliamo i tempi di esposizione durante uno scatto, generalmente ci riferiamo alla gestione della velocità di chiusura dell’otturatore.
Tuttavia in alcuni casi il lasso di tempo in cui una fonte di luce illumina un soggetto ed il lasso di tempo in cui l’otturatore rimane aperto non sono la stessa cosa.

Questo avviene ad esempio quando insieme alla luce ambientale si utilizza anche un flash oppure anche quando si sta fotografando una fonte di luce che appare e scompare (fulmini o fuochi d’artificio).

Utilizzando un flash (di qualsiasi tipologia) per illuminare ulteriormente una scena, la velocità di chiusura dell’otturatore non interverrà sull’azione del flash ovvero su quanto questo andrà ad illuminare la scena.

Questo si verifica dal momento che un flash emette la propria luce sempre in un periodo minimo di tempo, generalmente più veloce dei normali tempi previsti in relazione alla chiusura dell’otturatore.

Pertanto volendo utilizzare la luce ambientale per una corretta esposizione generale e in più utilizzare anche il flash, allora sarà necessario controllare la velocità di chiusura dell’otturatore per esporre correttamente la luce ambientale, generalmente utilizzando un tempo lento.
(ricordando ovviamente di sincronizzare il flash con l’otturatore, tramite la modalità di sincronizzazione lenta detta “slow sinc”)

Per controllare invece l’alta velocità della luce aggiuntiva del flash bisognerà regolare conseguentemente l’apertura del diaframma, scegliendo un buon compromesso in termini di esposizione.

Combinando la luce ambientale con quella del flash bisognerà quindi controllare l’esposizione, doppiamente, tenendo conto dell’azione del flash ma anche della luce ambientale che dovrà risultare come la fonte di luce dominante.

L’alta velocità della luce del flash servirà a congelare i movimenti dei soggetti illuminati da esso anche in caso di utilizzo di un tempo di esposizione molto lento, mentre il maggiore tempo di esposizione usato durante lo scatto renderà ben visibile il resto della scena inquadrata, è comunque altamente consigliabile l’utilizzo di un treppiede per evitare che proprio gli elementi ambientali di sfondo risultino mossi.

Inoltre anche quando si vogliono catturare dei soggetti luminosi che appaiono e scompaiono come ad esempio dei fuochi d’artificio, bisognerà seguire accorgimenti simili per realizzare una esposizione corretta che tenga conto sia del movimento dei fuochi sia delle altre fonti di illuminazione ambientale.

Anche in questo caso allungare semplicemente la velocità di chiusura non avrà effetto sulla luminosità dei fuochi nella foto finale, la velocità di chiusura andrà ad influire solo sul movimento dei fuochi d’artificio e non sulla loro luminosità.

La modifica dell’apertura del diaframma influirà invece sia sull’esposizione dei fuochi d’artificio sia sull’esposizione della foto in generale.

Anche in questo caso è importante ricordare che poichè la velocità di chiusura lenta non avrà effetto sull’esposizione di una luce veloce da catturare in foto (come quella ad esempio di un fulmine oppure proprio di un fuoco d’artificio), l’esposizione complessiva della scena ripresa dovrà essere gestita soprattutto attraverso un controllo accurato dell’apertura del diaframma che andrà ad influire ovviamente sull’illuminazione di tutti gli elementi nella scena.

Fotografando quindi dei fuochi d’artificio e volendone catturare correttamente la luminosità, bisognerà attentamente bilanciare il tempo d’esposizione più lungo con un apertura di diaframma adeguata. Infine anche in questo caso è consigliabile l’utilizzo di un treppiede per evitare che gli elementi in scena ma anche i fuochi di artificio stessi risultino mossi.

Gestire i bagliori indesiderati – il fenomeno del Lens Flare

Molto spesso attraverso le lenti della fotocamera, in presenza di fonti di luce di grande intensità, si producono fenomeni ottici indesiderati, dovuti ad una deviazione dei fasci di luce entranti.

I bagliori o lens-flare appaiono generalmente come semplici aloni e linee di luce, che se non gestite in maniera adeguata possono anche rovinare completamente uno scatto, falsandone completamente l’aspetto originale.
Generalmente tali bagliori si verificano quando, in condizioni di forte luce ambientale, si scatta controluce, magari utilizzando anche un’ampia apertura del diaframma.
Le cause di tale fenomeno sono, generalmente, le seguenti:

L’utilizzo di lenti “sporche” che quindi vanno a riflettere la luce in maniera inadeguata.

L’errata diffrazione della luce all’interno del gruppo ottico in uso.

Mentre possiamo sicuramente controllare la pulizia del gruppo ottico in uso, difficilmente possiamo gestire consapevolmente la diffrazione della luce attraverso di esso.
Per evitare un effetto indesiderato di questo tipo in alcuni casi è possibile semplicemente lasciare fuori dall’inquadratura la fonte di luce intensa. Molto spesso infatti fenomeni incontrollati di bagliore si verificano tenendo una fonte di luce nell’inquadratura al momento dello scatto, in una posizione non centrale.
Tuttavia in alcuni casi il fenomeno di lens-flare può verificarsi anche quando l’intensa fonte di luce è posizionata fuori dall’inquadratura: in questo caso il bagliore assumerà una forma lineare, sviluppata orizzontalmente all’interno della foto finale.

Molto spesso il fenomeno ottico di lens-flare si verifica anche quando nell’inquadratura abbiamo una fonte di luce intensa e altri elementi con una luminosità ed un valore di esposizione molto più ridotto:

la fonte di luce di maggiore intensità, andrà a diffondersi anche su quelle aree che invece avrebbero dovuto rimanere in ombra.

Questo fenomeno si verifica ad esempio quando proviamo a scattare una foto di fronte ad una finestra: in questo caso non è detto che si verifichi sempre il fenomeno di lens-flare, tuttavia il contrasto degli elementi di scena rispetto all’illuminazione attraverso la finestra, verrà quasi del tutto annullato.

Come gestire il fenomeno del lens-flare

In commercio attualmente esistono diverse tipologie di lenti, alcune delle quali tecnicamente progettate per evitare fenomeni di riflessione interna e quindi anche il problema di lens-flare visto finora.

Esistono inoltre alcuni accessori per il corpo ottico della fotocamera che possono sicuramente aiutarci ad evitare il fenomeno di lens-flare, indipendentemente dalle specifiche tecniche e dalla qualità della lente in uso.

E’ questo ad esempio il caso del cosiddetto “paraluce” (lens-hood).

Questo strumento è senz’altro molto utile quando si vogliono realizzare degli scatti in un giorno assolato o in generale contenenti aree in forte contrasto di illuminazione.

Uno strumento di questo tipo non è però facilmente utilizzabile su lenti di tipo grandangolare e ancora meno su delle ottiche cosiddette “fish eye” ovvero ultra grandangolari.

Utilizzare in modo creativo i bagliori

Finora abbiamo considerato i “bagliori” come un problema all’interno delle nostre foto. Tuttavia in alcuni casi tali riflessi, quando non coprono i veri soggetti dei nostri scatti, possono contribuire a realizzare foto creative.

L’effetto di lens-flare può infatti contribuire ad aumentare il senso di drammaticità di una scena, rendendola più inquietante o più solenne.

Un lens-flare provocato da una forte luce solare può perfettamente servire a richiamare alla mente la stagione estiva, oppure può comunicare all’osservatore una sensazione di ottimismo e benessere.

Anche in questo caso la chiave giusta per realizzare una foto non semplicemente “corretta” tecnicamente ma creativa consiste nel saper trasmettere, attraverso di essa, una determinata emozione.

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