Gestire al meglio la Luce Naturale

Gestire al meglio la luce naturale

Nei precedenti articoli abbiamo affrontato a più riprese, a seconda del tipo di illuminazione disponibile, i vari accorgimenti per ottenere in foto dei risultati ottimali in termini di esposizione.

Un costante controllo dell’illuminazione ambientale diventa fondamentale soprattutto quando ci si trova a dover gestire una fonte di luce “naturale”, non direttamente manovrabile dal fotografo.

Stiamo parlando della luce, sia diretta, sia riflessa, sia diffusa, che proviene ad esempio dai raggi del sole.

Quando non abbiamo a disposizione strumenti particolari di controllo della luce (pannelli riflettenti, flash, diffusori e così via) ci troviamo ad operare in un contesto di luce completamente naturale, dove l’unico fattore da valutare è come l’ambiente viene illuminato.

Una luce incontrollata come quella del sole, come abbiamo già visto, può modificare completamente l’aspetto di ciò che desideriamo fotografare:

le forme, i colori, la visibilità degli oggetti in scena, etc.

Abbiamo già visto in che modo possiamo classificare le tipologie di illuminazione naturale, in base alle condizioni atmosferiche ed ai momenti della giornata.

Vediamo ora in che modo la fotocamera può sempre, in qualsiasi situazione, aiutarci a valutare ed a gestire quella luce che caratterizza la scena da fotografare.

I metodi di misurazione della luce

Abbiamo già analizzato, in altri articoli, le varie modalità che ogni fotocamera offre per la misurazione della luce.

Come sappiamo le fotocamere digitali sono dotate di un esposimetro integrato attraverso il quale è possibile misurare i livelli e l’intensità della luce presente nella scena inquadrata.

Ovviamente l’esposimetro valuterà la luce ambientale in base alla sensibilità alla luce che caratterizza il sensore della fotocamera.

Come già sappiamo tale sensibilità alla luce, del sensore in dotazione, può essere “modificata” attraverso la variazione del parametro ISO.

Solo una volta “misurata” l’illuminazione della scena inquadrata, la nostra fotocamera andrà ad indicare le impostazioni più adatte in termini di apertura del diaframma e tempo di esposizione, che ci permetteranno di ottenere una foto correttamente esposta.

Possiamo controllare in ogni momento la misurazione effettuata dall’esposimetro, guardando attraverso il mirino oppure tramite il display della fotocamera.

Attraverso la grafica dell’esposimetro possiamo capire quando la scena è sovra-esposta o sotto-esposta e di quanto.

Quando l’indicatore si trova in corrispondenza di valori preceduti dal segno – (l’indicatore si sposta a sinistra della linea), allora la scena risulterà sotto-esposta;

al contrario quando l’indicatore dell’esposimetro si trova in corrispondenza di valori preceduti dal segno + (l’indicatore si sposta a destra della linea), allora avremo una scena sovra-esposta.

Quando l’indicatore dell’esposimetro si trova al centro della linea di valutazione, la fotocamera ci comunica una scena correttamente esposta, senza una preponderanza netta nè di luci nè di ombre.

Per sfruttare al meglio la capacità di misurazione della luce della propria fotocamera abbiamo diverse modalità per valutare una stessa scena.

Conosciamo già tali modalità ed ognuna ci aiuta diversamente nella valutazione di un stessa scena, a seconda di ciò che vogliamo esporre con maggiore precisione e mettere in maggiore evidenza.

Se ad esempio, all’interno dell’intera scena, vogliamo che l’esposizione venga correttamente valutata solo in relazione ad un particolare soggetto che ci interessa mettere in evidenza,

allora potremo utilizzare la modalità di valutazione della luce “mirata” o spot (spot-metering-mode nelle reflex Canon e partial-metering-mode nelle reflex Nikon).

In questa modalità si va pertanto a valutare l’esposizione ideale solamente di una piccola porzione della scena, pari mediamente a solo il 3% di ciò che viene osservato attraverso il mirino

(le percentuali generalmente variano dall’1% al 14% massimo del totale della scena inquadrata).

Tale metodo diventa utile quando abbiamo un ambiente fortemente influenzato da aree di luce e di ombra contrapposte.

Al contrario il Metodo Valutativo (o metodo Matrix nelle fotocamere Nikon) prevede una valutazione molto più complessa della luce ambientale, dal momento che va ad analizzare la scena intera, divisa in più sezioni, misurando in ciascuna la presenza sia delle luci che delle ombre.

Focalizzando lo scatto in un punto specifico della scena, indicheremo alla fotocamera e all’esposimetro ciò che vogliamo comunque mettere in risalto con maggiore precisione, comunicando quindi quale area dovrà essere esposta al meglio, nella valutazione generale.

Tale metodo è senz’altro il più utilizzato nella maggior parte delle situazioni di scatto ed è di fatto la modalità di valutazione della luce che di default è attiva in ogni fotocamera reflex.

Invece nel metodo di valutazione “centrato” la fotocamera concentra la precisione di misurazione sull’area centrale della scena, elaborando di conseguenza un’esposizione più approssimativa per l’area di scatto restante, lasciando completamente fuori dal calcolo i margini della scena.

Per utilizzare questo di tipo di valutazione non è necessario posizionare il soggetto principale dello scatto esattamente al centro della scena.

Infatti una volta impostata questo tipo di modalità, basterà prima inquadrare il soggetto al centro della scena, poi bisognerà metterlo a fuoco premendo il pulsante di scatto a metà ed infine sarà necessario bloccare l’esposizione.

Una volta bloccata l’esposizione potremo inquadrare il soggetto principale come desideriamo e non per forza collocandolo al centro della scena.

Tutti i sistemi di valutazione possono essere ugualmente utilizzati per ottenere degli ottimi risultati in termini di resa della luce, tuttavia l’effetto finale dipenderà sempre dalla scena di base e dal tipo di illuminazione.

Esposimetro e corretta esposizione

Ovviamente l’esposimetro di una fotocamera non è in grado di percepire la luce ed i colori così come i nostri occhi, i diversi gradi di illuminazione saranno pertanto individuabili con minore precisione, questo soprattutto quando una scena presenta insieme aree illuminate in maniera molto diversa.

In ogni scatto appariranno potenzialmente dei difetti di esposizione che andranno a rendere la nostra immagine comunque diversa da come era stata percepita.

Per aumentare il grado di precisione dell’esposimetro della nostra fotocamera nei confronti della luce ambientale è possibile effettuare delle prove di valutazione, al fine di calcolare la resa della luce più adeguata.

Una volta scelta la modalità di valutazione adatta possiamo procedere a leggere il livello di illuminazione in quelle aree più ricche di contrasto tra luci ed ombre.

Valutandole distintamente (mettendo a fuoco, senza premere completamente il pulsante di scatto) e leggendo quindi ciò che è riportato dall’esposimetro potremo scegliere il livello di esposizione adeguato a non perdere dettagli in entrambe le parti,

oppure potremo scegliere di rendere con maggiore precisione alcune parti a discapito di altre, che potranno comunque essere corrette in fase di post-produzione.

Scegliendo ad esempio di esporre l’intera foto in base ad un’area già di partenza ben illuminata (considerando quindi i valori di esposizione indicati dall’esposimetro per questa parte della scena), andremo di conseguenza a sotto-esporre di più quelle aree che magari erano già in ombra.

All’opposto scegliendo la valutazione di esposizione corrispondente ad un’area già poco illuminata andremo a rendere con un’intensità di luce ancora maggiore le altre zone della scena.

Nella scelta di ciò che vogliamo misurare e di ciò che vogliamo correttamente “esporre” bisognerà considerare sia ciò che vogliamo mettere maggiormente in risalto, sia ciò che in base alla nostra scelta verrà maggiormente sacrificato nel risultato finale.

Per conservare il maggior numero di dettagli diventa essenziale effettuare delle prove di esposizione per valutare la resa delle varie zone sovraesponendole e sottoesponendole.

In questo modo sarà possibile visualizzare le differenti rese luminose e cromatiche delle diverse parti di una stessa scena.

Utilizzare l’istogramma

Nella valutazione dell’esposizione di diverse aree in una stessa scena lo strumento definito come “istogramma” può fornire un aiuto notevole.

Tale strumento è presente infatti in tutte le fotocamere reflex digitali.

L’istogramma è uno strumento che rappresenta visivamente la quantità di luci (o alte luci), di ombre e di mezzitoni presenti all’interno di una scena.

Più le barre dell’istogramma sono alte, più sarà segnalata come intensa una data caratteristica della scena (luci, ombre e mezzitoni).

Sul lato sinistro dell’istogramma sono rappresentate le aree in ombra della scena, ovviamente più l’istogramma è alto in questo lato, più saranno cospicue le aree in ombra, buie, o comunque scure all’interno della scena di scatto.

Sul lato destro dell’istogramma viene invece rappresentata la quantità di luce in scena, ovviamente più l’istogramma si sviluppa in alto su questo lato, più la luce sarà intensa in gran parte della scena di scatto.

Quando l’istogramma mostra un buon bilanciamento tra le luci e le ombre, attraverso una cospicua presenza dei mezzi toni, l’immagine risulterà bilanciata dal punto di vista dell’esposizione.

Al contrario quando l’istogramma mostra un picco netto nell’area a sinistra avremo una netta preponderanza in scena delle aree di buio o comunque in forte ombra.

Di conseguenza in questo modo l’istogramma ci comunica una probabile perdita di dettaglio proprio in quelle aree scarsamente illuminate.

Ma ci mostrerà anche la quasi totale assenza di informazioni nelle aree dei mezzitoni e delle luci.

La situazione opposta si ha quando l’istogramma mostra un picco evidente a destra, nella zona delle alte luci.

Tale picco indica una preponderanza delle luci all’interno della scena, tale preponderanza si andrà a tradurre in una perdita di dettaglio proprio in quelle aree fortemente illuminate.

Ma ci mostrerà anche la quasi totale assenza di informazioni nelle aree dei mezzitoni e delle ombre.

La situazione ideale pertanto consiste nello sfruttare lo strumento istogramma della propria fotocamera per valutare, ancor prima dello scatto, un buon compromesso espositivo tra luci, ombre e mezzitoni.

Quando l’istogramma attraveso la sua rappresentazione grafica ci indica la presenza di una quantità di luci, ombre e mezzitoni ben bilanciata, questa si tradurrà in una buona conservazione dei dettagli di tutte le aree della foto pur diversamente illuminate.

In base a quanto rilevato dall’istogramma potremo più facilmente scegliere le corrette impostazioni di esposizione, per cercare di preservare la maggiore quantità di dettagli possibili, soprattutto in quelle aree di scena che maggiormente ci interessano, andando magari a rendere con minore precisione quelle parti che non desideriamo mettere in risalto.

La Gestione dei Colori e delle Luci

La luce ed i colori

In questo articolo ci occuperemo in specifico della gestione dei colori e delle luci adatte a farli risaltare a seconda dei casi.

Vedremo in che modo diverse situazioni e scene di scatto possano andare ad influenzare l’aspetto degli elementi in scena in base alle diverse tonalità presenti.

La luce ed i colori rappresentano due fattori fotografici strettamente collegati.

Come abbiamo avuto già modo di vedere, il colore è in realtà luce riflessa, e la luce non diventa visibile fino a quando non viene riflessa da qualcosa.

Ogni colore, in qualsiasi situazione, viene sempre influenzato dalla quantità e dal tipo di illuminazione presente.

Proprio per questo, in ambito fotografico è indispensabile capire in che modo di volta in volta la luce interagisca con i colori.

Fatta eccezione per le luci artificiali, un fotografo non può controllare l’illuminazione di una scena in esterni dal momento che la luce naturale non è liberamente posizionabile ed è anche soggetta a variazioni.

Pertanto nella gestione della luce e dei colori è essenziale capire ogni volta di fronte a quale scenario di illuminazione ci troviamo e di conseguenza valutare in che modo le luci influiranno sui colori presenti, soprattutto su quelli che vogliamo mettere bene in evidenza.

Generalmente il miglior controllo possibile attuabile sulle luci e sui colori in una scena in esterni, consiste nella scelta di un orario specifico per la realizzazione della foto e nella scelta di un angolazione di scatto precisa.

Luci e colori durante l’ora magica

Come già sappiamo, per “ora magica” si intende o quell’ora compresa tra la mezz’ora prima e la mezz’ora dopo il sorgere del sole (alba) o anche quell’ora compresa tra la mezz’ora prima e la mezz’ora dopo il calare del sole (tramonto).

In questi due momenti della giornata i colori vengono fortemente influenzati dalla posizione e dall’intensità della luce solare.

Quando il sole è vicino alla linea dell’orizzonte, tutto ciò che viene illuminato dai suoi raggi assume una colorazione rosso-arancio profonda, che diventa però sempre meno intensa man mano che il sole oltrepassa o si allontana dalla linea dell’orizzonte.

Durante il periodo dell’ora magica i soggetti e gli oggetti così illuminati tenderanno ad apparire simili ed uniformi con la presenza appunto di una forte dominante rosso-arancio.

Dopo l’alba con il procedere dell’alzarsi del sole, rispetto alla linea dell’orizzonte, la tinta dominante virerà prima verso il giallo e poi i colori cominceranno lentamente a diversificarsi sempre di più, diventando peraltro particolarmente brillanti.

Luci e colori al crepuscolo

Come già sappiamo esistono tre diverse tipologie di crepuscolo:

civile, nautico ed astronomico.

Ognuna di queste influenza in maniera diversa i colori degli elementi presenti in una scena.

Nella fase più “luminosa” del crepuscolo (il cosiddetto crepuscolo civile) i colori appaiono ancora abbastanza ben visibili e distinguibili.

Man mano però che la luce diminuisce, i colori sfumano e diventano sempre più scuri.

In alcuni casi, durante il crepuscolo civile e nautico, la presenza di un cielo leggermente nuvoloso può servire a riflettere e diffondere gli ultimi raggi di sole della giornata, in questo caso tutto ciò che viene illuminato di riflesso può assumere delle particolari tonalità di rosso, di giallo o di viola.

In questi casi gli elementi in scena vengono illuminati dalla luce proveniente dalle nuvole e di conseguenza ottengono di rimando gli stessi colori che caratterizzano queste ultime, già illuminate dai raggi del sole.

In assenza di nuvole con particolare colorazione dovuta ai raggi del sole, gli elementi in scena assumeranno una tonalità scura.

Durante il crepuscolo astronomico, gli elementi sembrano tutti apparire ugualmente molto scuri.

Tuttavia provando a scattare con dei tempi di esposizione lunghi e con la fotocamera ben stabilizzata su treppiede, la foto può riuscire a rivelare ancora quei toni che caratterizzano gli elementi nella fase del crepuscolo precedente.

Luci e colori in giornate nuvolose e in ombra

In entrambi i casi una luce forte ha uno stesso effetto sui colori degli elementi in scena che risulteranno visibili e ben distinguibili dal momento che le nuvole diffondono la luce in modo uniforme.

Quando invece una giornata è particolarmente nuvolosa oppure si scatta in un’area fortemente ombreggiata, il risultato è diverso e i colori pur rimanendo distinguibili, diventano immediatamente più scuri, tendenti al grigio, colorazione che d’altronde assumono le nubi stesse.

I colori in piena luce

Il sole, una volta superata l’alba, influenza nel corso di una giornata priva di nuvole, i colori degli elementi in scena più o meno sempre allo stesso modo, fino alla successiva ora magica del crepuscolo.

In una giornata priva di nuvole pertanto i colori illuminati direttamente dall’intensità dei raggi solari risulteranno sempre ben distinti e visibili, tuttavia appariranno poco vividi.

Questo perché l’intensità della luce tende ad opacizzarli, rendendoli meno saturi.

Generalmente, più il sole è in alto nel cielo, più i colori degli elementi in scena risulteranno sbiaditi e spenti.

I colori e la luce del fuoco

L’illuminazione proveniente da fiamme di diverso tipo produce sempre sugli elementi in scena delle differenti variazioni su una tonalità arancione.

Si passa quindi da colori piuttosto brillanti e saturi, fino ad arrivare, a seconda del tipo di fiamma, a tonalità di arancione più chiare, con bordature gialle.

Quando l’unica fonte di luce proviene da una fiamma, tutti i colori degli elementi intorno assumono varie sfumature di arancione e giallo.

Quando insieme alla fiamma abbiamo una seconda fonte di luce (una lampada oppure anche la luce del sole) la presenza della tonalità arancione diventa meno forte e cominciano a riemergere i colori originali degli elementi.

E’ importante ricordare che più gli oggetti sono lontani dalla fiamma e quindi dalla fonte di luce, più i colori degli elementi in scena risulteranno scuri.

I colori nella nebbia

La presenza della nebbia può influenzare enormemente i colori degli elementi in scena.

Anche in questo caso più la nebbia è fitta e più si è lontani dal soggetto principale, più i colori degli elementi in scena risulteranno privi delle tonalità originarie, e tutti di una tonalità simile, tendente al grigio.

Tuttavia la tonalità che la nebbia conferirà agli elementi in scena dipende anche dal momento della giornata in cui si realizza la foto e quindi da quanto la nebbia è in grado di bloccare i raggi del sole.

Se il cielo è limpido, al di là della nebbia, e si scatta nella cosiddetta ora magica, la nebbia stessa potrà assumere una tonalità più calda, tra il giallo e l’arancio, rendendo quindi di conseguenza ogni elemento in scena molto più visibile e sempre in tonalità arancio.

Al contrario se il cielo, al di là della nebbia, è nuvoloso, tutti gli elementi presenti in scena andranno ad assumere delle sfumature tendenti al grigio ed al blu.

I colori e la luce sott’acqua

Sott’acqua ogni elemento tende ad avere una tonalità tendente al blu ed al verde.

La sfumatura di colore dipende dai seguenti fattori:

dal tipo di acqua e dalla distanza del soggetto di scatto dalla superficie (e quindi dalla luce) ed infine dalla distanza del fotografo dal soggetto.

Più il soggetto di scatto è distante dalla superficie e più si è lontani da esso al momento dello scatto, più la sua tonalità risulterà scura e comunque ben lontana dal colore originale.

I colori e la luce artificiale

Esistono diverse tipologie di illuminazione artificiale e ciascuna provoca degli effetti cromatici diversi sugli elementi in scena.

L’effetto coloristico dipende essenzialmente dalla distanza della fonte di luce dagli elementi che vogliamo fotografare e dalla sua angolazione rispetto ad essi.

Ciò che è più importante ricordare è che nella maggior parte dei casi, le varie luci artificiali producono delle tonalità ben distinte, che diventano sempre più intense, al diminuire dell’intensità dell’illuminazione.

A seconda della temperatura della luce possiamo rendere i nostri soggetti in una tonalità uniforme, oppure in presenza di fonti di luce artificiale di temperature diverse possiamo rendere i nostri soggetti in una moltitudine di tonalità diverse.

Il controllo dei colori attraverso la scelta del momento dello scatto

La scelta del momento dello scatto dipenderà essenzialmente dal tipo di colori e di scena che vogliamo mettere in evidenza.

Ad esempio volendo creare un immagine vivida e dinamica, sicuramente sarà bene scattare durante l’ora magica, per ottenere dei colori saturi e brillanti.

Volendo invece creare un’immagine più tetra e misteriosa potremo decidere di scattarla durante il crepuscolo astronomico,

mentre invece per rendere una scena decisamente arida, potremmo benissimo scattare in piena luce del giorno magari proprio a mezzogiorno.

La direzione della luce

La direzione da cui una luce illumina un soggetto influisce in maniera significativa sui suoi colori.

Un controllo sulla direzione della luce e quindi sull’angolazione di scatto ci aiuta, quale che sia il tipo di illuminazione, a mettere in evidenza ciò che effettivamente vogliamo che venga illuminato e fatto risaltare in una particolare tonalità.

Posizionando il soggetto in relazione frontale diretta alla fonte di luce, possono essere messi in evidenza i colori di questo, rendendolo quindi effettivamente come il punto focale della scena, conferendogli quindi il giusto “peso visivo”.

Posizionando il soggetto in posizione intermedia tra la fonte di luce e la fotocamera, ad esempio durante il tramonto, è possibile ottenere la silhouette dell’elemento principale, presente in scena, che risulterà completamente scuro.

Una situazione intermedia si ha quando il soggetto è posizionato sempre tra la fonte di luce (ad esempio il sole al tramonto) ed il fotografo.

Tuttavia i soggetti non risulteranno completamente scuri se la fotocamera non è rivolta direttamente verso la fonte di luce, ma questa è lasciata ad illuminare angolarmente l’area di scatto.

I soggetti pertanto risulteranno in tonalità scure ma non arriveranno ad essere visibili solo tramite il loro contorno.

Al contrario posizionando la stessa fonte di luce, alle nostre spalle, otterremmo una scena in cui prevalgono delle tonalità molto più vibranti e calde, tendenti all’arancione.

I colori, il flash ed i pannelli riflettenti

Abbiamo già parlato delle caratteristiche principali dell’illuminazione artificiale.

Vediamo tuttavia in maniera più approfondita come questa possa servire ad influenzare i colori.

Il flash (incorporato oppure esterno) è sicuramente uno degli strumenti di scatto in grado di influenzare maggiormente i colori originali di una scena.

Ad esempio è possibile applicare ad un flash, dei filtri di diverso colore oppure neutri per controllare quindi sia la luce disponibile che la resa dei colori.

Ad esempio un filtro colorato in tonalità arancio può simulare la qualità della luce proveniente da una fiamma.

Uno dei vantaggi maggiori del flash, nella gestione dei colori, è rappresentato dalle sue infinite possibilità di orientamento.

Il flash può infatti essere direzionato in qualsiasi angolazione e pertanto ci aiuta nella resa dei colori di ciò che vogliamo veramente mettere in evidenza.

I pannelli riflettenti allo stesso modo ci aiutano nel direzionare secondo diverse angolazioni, la luce presente nell’ambiente.

Alcuni pannelli riflettenti inoltre possono essere dotati di una doppia superficie (nella maggior parte dei casi argentata e dorata oltre quella di base, bianca).

Tali superfici aggiuntive ci permettono di modificare l’aspetto cromatico di alcune parti delle immagini, rendendole a seconda dei casi più chiare luminose e calde oppure più scure e dai toni più freddi.

Mettere in risalto i colori “giusti”

L’obiettivo principale nella gestione dei colori è quello ovviamente di mettere in risalto quelli più importanti, caratterizzanti quindi il soggetto principale della foto.

Pertanto l’obiettivo principale nella scelta della luce, dell’angolazione, del momento dello scatto, dell’equipaggiamento, consiste nel riuscire ad isolare ciò che veramente è importante.

Molto semplicemente, per ottenere tale risultato, è possibile avvicinarsi al soggetto, isolandolo rispetto ai colori di ciò che lo circonda.

Tuttavia non sempre una foto presenta un’unico soggetto, ma più soggetti insieme a comporre un determinato messaggio.

Per far risaltare i colori esatti la tecnica migliore è quella di cercare l’angolazione di scatto più corretta per mettere in evidenza solo ciò che è più importante.

Breve Guida alla Gestione del Colore – Comprendere l’importanza del Peso Visivo

Breve Guida alla gestione del colore – Comprendere l’importanza del peso visivo

Come oramai sappiamo nella realizzazione di ogni genere di foto è essenziale considerare il posizionamento degli elementi e dei soggetti all’interno dell’inquadratura, tuttavia quando si realizzano, in particolare, delle foto a colori è importante valutare anche le tonalità corrispondenti ad ogni elemento che desideriamo fotografare.

Ogni colore può infatti essere caratterizzato da un particolare peso visivo che può rendere più o meno evidente un dato elemento all’interno di un’inquadratura.

Inoltre è fondamentale considerare come diversi colori possano rapportarsi se posizionati vicino ad altri,

determinate giustapposizioni di colore possono infatti creare un profondo effetto di contrasto o di omogeneità tra gli elementi presenti nella scena.

Imparare a valutare i colori costituisce pertanto una parte importante nella realizzazione di ogni fotografia e può sicuramente contribuire a migliorare e ad enfatizzare il suo aspetto finale ed il suo significato.

Nel determinare il peso visivo di ogni colore bisogna considerare che in base alla tonalità di riferimento ogni elemento presente in scena catturerà un determinato livello di attenzione:

elementi dotati di un colore con maggiore peso visivo risalteranno immediatamente agli occhi di chi osserva lo scatto.

Anche se la forma, la dimensione ed il posizionamento di un elemento possono contribuire a determinare per questo un particolare peso visivo, il colore è senz’altro quel fattore che viene subito percepito dall’occhio umano.

Proprio per questo, comprendere la gestione dei colori significa saper sfruttare consapevolmente il loro peso visivo, per guidare l’osservatore nella visualizzazione degli elementi presenti nei nostri scatti.

Regole di base per la gestione del peso visivo

Generalmente con due elementi vicini caratterizzati rispettivamente da un colore caldo (il giallo, il rosso, l’arancione, etc.) e da un colore freddo (il verde, l’azzurro, etc.) il primo avrà un peso visivo maggiore e pertanto risalterà con maggiore evidenza.

Allo stesso modo con due elementi caratterizzati rispettivamente da un colore intenso e brillante e da un colore scuro o neutro, il primo risalterà subito molto di più rispetto al secondo.

Infine un elemento caratterizzato da più colori insieme avrà un maggiore peso visivo rispetto ad un altro elemento dotato invece di una sola tonalità.

Relazione e contrasto

Un altro motivo per cui le tonalità calde possono avere un maggiore peso visivo è la loro eventuale relazione con altri elementi dotati di colori più neutri.

Quando elementi in colori neutri e/o freddi occupano la maggior parte della scena, quegli elementi caratterizzati invece da una tonalità calda e/o satura, anche se di dimensioni più ridotte, risalteranno ancora di più all’interno di uno sfondo più tenue da un punto di vista coloristico.

In ogni caso va sempre considerato il peso visivo di ogni elemento non soltanto in base al suo colore ma anche al suo rapporto con i colori dominanti all’interno della scena.

Infatti è comunque possibile far risaltare in base ad una particolare strategia di relazione anche quegli elementi dotati di tonalità fredde, neutre e poco sature.

Raccontare attraverso i colori

I colori ci aiutano a creare una “storia” in relazione alle nostre foto.

I colori caratterizzati da un maggiore peso visivo serviranno a contraddistinguere subito i soggetti principali delle nostre foto.

Anche gli elementi dotati di un minore peso visivo svolgono comunque un’azione importante, quella di creare un contesto e una gerarchia di tutto ciò che è presente nella scena, affinché l’osservatore possa non solo semplicemente trovare il soggetto principale ma anche capire la sua relazione con l’ambiente che lo circonda.

Molto spesso stabilire una gerarchia nella distribuzione del peso visivo dei vari elementi ci aiuta nel creare una “storia” da associare ai nostri scatti.

Gli elementi principali della “storia” dovranno ovviamente essere caratterizzati dal peso visivo maggiore, mentre gli elementi sussidiari dovranno essere dotati di un peso visivo minore, per il loro colore, posizionamento ed estensione all’interno della scena.

Il principale problema nella gestione corretta dei colori in ogni foto è la presenza in scena di elementi di grande peso visivo che vanno a distogliere l’attenzione da quelli che invece sono effettivamente i soggetti principali di una foto.

Ad esempio volendo catturare come soggetto principale una stanza riccamente arredata, se all’interno di questa si trovano elementi di grande impatto visivo, l’attenzione dell’osservatore verrà sicuramente catturata subito da questi ultimi e quello che era in origine il soggetto principale non verrà recepito come tale ma semplicemente come sfondo.

Come gestire il peso visivo

Nella gestione complessiva di una foto bisogna quindi considerare l’apporto di ogni tonalità nella resa finale, affinchè ogni elemento abbia il giusto peso visivo e rilevanza all’interno della scena.

Pertanto prima di procedere all’allestimento di una scena e allo scatto bisognerebbe sempre porsi le seguenti domande:

Tutti i colori presenti giocano un ruolo specifico nella “storia” della foto?

Ci sono degli elementi che risaltano troppo e che invece dovrebbero risultare poco visibili?

Gli elementi che dovrebbero agire come cornice al soggetto principale risultano più evidenti di quest’ultimo?

Una volta trovata la risposta a queste tre domande fondamentali la soluzione migliore consiste nell’agire nel modo seguente:

I colori e gli elementi che vogliamo mettere in evidenza dovranno risaltare così come appaiono nella realtà, invece quegli elementi che non devono essere accentuati possono essere direttamente esclusi dalla scena in fase di scatto oppure quando non possibile, modificati in fase di post-produzione.

Con i programmi di fotoritocco infatti diventa molto semplice modificare i colori di quegli elementi che vogliamo mettere in secondo piano che magari sono troppo evidenti e non escludibili dalla scena.

Per gestire con più facilità i colori all’interno di una scena è bene cercare di lavorare con una gamma tonale limitata, in ogni fotografia dovrebbe comparire infatti una quantità limitata di tonalità diverse.

Colore ed emozione

I colori non servono solamente a mettere in evidenza i soggetti principali di una foto ma anche a comunicare determinate emozioni in relazione a ciò che viene rappresentato.

Attraverso i colori ogni fotografo può creare una particolare atmosfera all’interno dei propri scatti.

Non a caso ogni colore viene comunemente associato a sentimenti e sensazioni diverse:

l’azzurro ad esempio comunica una sensazione di pace e di benessere, dal momento che normalmente viene relazionato ad elementi come il cielo e le acque calme.

Si tratta di una connotazione di tale colore che può essere facilmente sentita da ogni individuo, dal momento che viene influenzata non da fattori culturali, ma in base a ciò che ogni persona può osservare nella realtà naturale.

Nella scelta dei colori infatti bisogna considerare anche come questi in molti casi possano essere considerati diversamente in base alle diverse culture:

per citare un esempio lampante di quanto i colori possano essere associati a sentimenti diversi, in Cina il colore bianco, generalmente recepito nella cultura occidentale come simbolo di purezza e luminosità, viene invece associato al lutto.

Senza considerare le differenze provenienti dai possibili background culturali degli osservatori dei nostri scatti, nella gestione dei colori è essenziale invece considerare le naturali emozioni che vengono universalmente recepite in relazione alle diverse tonalità.

I colori blu ed i verdi provocano generalmente delle sensazioni di calma, freschezza e/o freddezza.

Gli arancioni ed i gialli provocano generalmente delle sensazioni di energia e calore.

Generalmente le tonalità molto scure (nero, grigio scuro, blu scuro, verde scuro, etc.) comunicano all’osservatore un senso di mistero, dal momento che tendono ad oscurare e a nascondere gli elementi, rendendoli meno riconoscibili in tutte le loro parti.

Colori spenti comunicano un senso di tristezza e abbandono.

Al contrario colori brillanti e saturi comunicano a chi osserva un senso di energia, gioia e speranza.

Creare omogeneità

Utilizzare dei colori omogenei o appartenenti ad una stessa “famiglia di emozioni”, nella realizzazione di uno scatto, permette di comunicare con particolare incisività un determinato messaggio.

Colori appartenenti ad una stessa famiglia (come ad esempio l’azzurro ed il verde) comunicano insieme una stessa sensazione, rafforzandola nell’intera foto.

Allo stesso tempo questi stessi colori possono benissimo essere usati per far risaltare, attraverso un particolare peso visivo, quelli che sono i soggetti principali dello scatto.

Creare il contrasto

Un contrasto di tonalità può essere usato per creare un particolare interesse visivo in relazione ad un elemento percepibile come estraneo all’interno della scena.

Se infatti in una scena vengono usati colori omogenei, appartenenti ad un’unica “famiglia” di riferimento, un colore completamente differente da questi (ad esempio un arancione rispetto a delle tonalità azzurre) inserirà una differente sensazione ed emozione all’interno dello scatto.

Un contrasto emozionale può spesso creare immagini di grande potenza espressiva.

Ad esempio l’inserimento di un colore fucsia nel mezzo di tonalità più fredde, comunica un senso di dinamismo e vivacità che altrimenti sarebbe del tutto assente, creando anche un elemento di forte impatto visivo all’interno di un’immagine.

Nella gestione del contrasto bisogna tuttavia considerare l’estensione di quello che sarà il colore “intruso” all’interno dell’immagine.

Per mantenere il giusto livello di contrasto è infatti necessario stabilire la corretta proporzione tra le tonalità presenti, in particolare i colori di contrasto dovrebbero sempre occupare uno spazio limitato nella scena, per non essere recepiti come colori dominanti.

E’ possibile usare i colori di contrasto anche in punti diversi all’interno di una stessa foto, senza per forza creare un’unica area di tonalità contrastante.

L’ultimo fattore da considerare in relazione alla tecnica di contrasto di colore è il messaggio che la foto dovrà comunicare all’osservatore.

Il contrasto di colori deve comunque sempre essere utile nel comunicare quel messaggio per cui abbiamo deciso di realizzare la foto.

La scelta dei colori giusti pertanto dipende sempre in primo luogo dal messaggio che si vuole comunicare.

Gestire la quantità dei colori

Come abbiamo già avuto modo di constatare, gestire un minor numero di colori permette di realizzare con più facilità una foto “corretta”, portatrice del messaggio desiderato.

Pertanto qualsiasi sia il messaggio che vogliamo trasmettere, qualsiasi sia la strategia di colore scelta (omogeneità o contrasto), l’utilizzo di una quantità limitata di tonalità aiuta sempre il fotografo a realizzare uno scatto.

Osservando gli scatti di fotografi professionisti ma anche le immagini pubblicitarie (online, sulla carta stampata ma anche nei video), possiamo accorgerci di come vengano impiegate caso per caso solo poche tonalità distinte insieme, per far risaltare sempre un unico messaggio principale.

L’ordine dei colori

Anche se sfruttare una quantità limitata di colori permette con più facilità la realizzazione di foto con un messaggio e con sensazioni precise, è comunque possibile creare dei buoni scatti utilizzando molte tonalità insieme.

Ciò che bisogna considerare in tale scelta è l’ordinamento dei colori, vale a dire in che modo questi per il loro peso visivo, verranno visualizzati dall’osservatore.

Diverse tonalità, senza ordine, tendono ad entrare in conflitto, distraendo l’osservatore dall’osservazione primaria di quelli che sono gli elementi principali della foto, in questo modo attraverso la visualizzazione della foto non verrà recepito un particolare messaggio ma verranno semplicemente recepiti i singoli elementi presenti, scollegati.

Tuttavia creando una sequenza tra le varie tonalità presenti (ad esempio tonalità molto scure, tonalità sul blu, tonalità sul verde, tonalità calde come il rosso, l’arancione, etc.), può essere possibile guidare l’occhio dell’osservatore attraverso tutti gli elementi di una scena.

Le diverse sfumature di una stessa tonalità al contrario non creano problemi nella comprensione del messaggio di una foto dal momento che appartengono sempre ad una stessa famiglia di colore, connotata da una precisa sensazione.

Nell’utilizzo di molti colori diversi è necessario creare un ritmo di successione nella loro visualizzazione.

La moltitudine di colori deve infatti essere sfruttata per creare uno schema, utile a guidare l’occhio dell’osservatore:

per creare un percorso tra i colori presenti bisognerà posizionarli vicini tra loro ma in modo da formare una sequenza precisa.

In questo modo l’occhio dell’osservatore tenderà a percepirli come un unico insieme da seguire.
Tali percorsi possono ovviamente essere già presenti naturalmente in una scena e pertanto già sfruttabili, oppure possono essere creati dal fotografo stesso, attraverso l’inserimento in scena di determinati elementi scelti.

Breve Guida alla Fotografia di Neonati Bambini e Ragazzi

Le varie tipologie di soggetti nella fotografia di neonati bambini e ragazzi

Così come in ogni fotoritratto è importante considerare la tipologia del soggetto da ritrarre, vale a dire le sue caratteristiche fisiche, la sua emotività di fronte alla fotocamera, le sue espressioni facciali, la sua fotogenia generale e così via.

Questa particolare attenzione all’aspetto apparente e psicologico dei soggetti, va riservata ovviamente anche ai bambini e ai ragazzi.

Nei fotoritratti di bambini e ragazzi possiamo trovarci di fronte a soggetti con caratteristiche e attitudini ben diverse, che possono pertanto essere messe in risalto con accorgimenti fotografici differenti.

Proprio per questo motivo in questo articolo distingueremo tra le principali tipologie di fotoritratti “infantili”, per evidenziare gli accorgimenti tecnici di scatto, utili caso per caso.

Fotoritratti di neonati e bambini piccoli (0-4 anni)

In molte situazioni, data l’importanza di una nuova nascita, i fotografi professionisti possono essere chiamati a realizzare in maniera ottimale le foto del neonato, affinchè queste costituiscano uno splendido ricordo indelebile di un momento di vita irripetibile.

Il vincolo principale nella realizzazione di fotoritratti aventi come soggetti dei neonati, è costituito dai loro ritmi di vita, per raffigurare in maniera ottimale questi soggetti, dovremo capire quando è possibile ritrarli da svegli, in attività, durante il sonno e così via.

Il vantaggio principale in questa tipologia di scatti è la perfetta immobilità dei soggetti (almeno in relazione allo spazio che li circonda) che ben si presta ai nostri scatti e alla loro preparazione.

Molto spesso, in questo tipo di fotoritratti, si cerca di accrescere la sensazione di piccolezza del soggetto, facendolo risaltare magari all’interno di uno spazio fin troppo grande per lui.

Per mettere in risalto le dimensioni del soggetto basterà riprenderlo dall’alto, magari all’interno di una culla, di una vasca per il bagnetto, su di un letto, e così via.

Inoltre gli elementi di “supporto”, associati al neonato contribuiranno a creare la giusta atmosfera per il nostro scatto.

Dal momento che non è necessario seguire dei particolari accorgimenti per far risaltare la figura di un neonato, l’unico fattore da tenere bene in mente riguarda il bilanciamento del bianco.

La pelle di un neonato in tutte le sue caratteristiche è perfetta e pertanto non necessita di particolari tecniche di mascheramento, tuttavia è bene controllare che il bilanciamento scelto (anche quello automatico) non tenda a far virare i colori verso tonalità bluastre o comunque fredde.

Pertanto molto spesso può risultare utile l’attivazione dell’opzione “nuvoloso” nel menù del bilanciamento del bianco (5500-6500 gradi Kelvin), per rendere i colori della pelle sufficientemente caldi.

Infine per ottenere dei risultati ottimali nella fotografia dei neonati è possibile far riferimento alle seguenti specifiche tecniche:

Lenti e lunghezza focale

Nella scelta delle lenti più adatte a catturare l’immagine di un neonato, sicuramente l’opzione migliore ricade su quelle con lunghezza focale tra i 35mm e gli 85mm.

Se si desidera catturare dei dettagli in particolare, le mani del neonato, i capelli, gli occhi, può essere utile l’impiego delle lenti Macro, specifiche per foto ravvicinate (anche a pochi cm di distanza dal soggetto), in modo da riempire l’intera area di scatto solamente con i dettagli scelti.

La scelta dell’apertura del diaframma

In questo tipo di fotoritratti è bene optare per ampie aperture del diaframma (valori più bassi di f), in modo da diminuire la profondità di campo (in questo caso non necessaria) e favorire un maggiore ingresso della luce.

Generalmente negli scatti aventi come soggetti dei neonati si tende quindi a scegliere aperture di diaframma a partire da un valore di f/2.8 o minore, per cercare di ottenere quella particolare sfocatura dello sfondo così ricercata in ogni fotoritratto.

La scelta del metodo di lettura della luce

Per quanto riguarda il metodo di lettura della luce in questo tipo di fotografia la scelta migliore ricade senz’altro sul metodo “mirato” o spot, per esporre lo scatto in relazione al soggetto principale e non all’ambiente circostante.

Fotoritratti di bambini (5-10 anni)

Nella rappresentazione di bambini già leggermente più grandi (5-10 anni), in grado perfettamente di parlare e camminare, diventa invece essenziale il controllo dei tempi di esposizione, specialmente se vogliamo catturarli nel pieno di un’attività, in cui sono impegnati.

Bambini più grandi inoltre possono già interagire consapevolmente con la fotocamera e quindi possono essere coinvolti nel processo di scatto, pertanto sarà necessario riuscire a catturare la loro attenzione per il tempo necessario.

Anche con questo tipo di soggetti, l’ambiente di scatto ideale è quello che riesce a contribuire alla creazione di una “storia” intorno al bambino per comunicarne emozioni ed interessi.

Se si realizzano delle foto di bambini, nel loro ambiente abituale può essere utile seguire le seguenti specifiche tecniche:

La scelta della lunghezza focale

In una casa caratterizzata da ambienti piuttosto piccoli, può risultare utile l’impiego di lenti zoom a lunghezza focale variabile, magari compresa in un range abbastanza ampio (ad esempio da 24 a 105mm) ma con le quali difficilmente avremo aperture più ampie di f/4.

Oppure sacrificando un pò alla versatilità, scegliendo uno zoom con minore escursione ad esempio un 24-70mm avremo però la possibilità di optare per aperture più ampie (pari ad esempio a f/2.8) che sicuramente aiuteranno la realizzazione dello scatto,

ma soprattutto in situazioni di scarsa illuminazione dovremmo poter optare per lenti a focale fissa, “veloci” e luminose con aperture di diaframma molto ampie disponibili.

Se invece si realizzano degli scatti in ambienti spaziosi o all’aperto potrebbe essere necessario l’utilizzo di lenti zoom con lunghezze focali variabili tra i 70 ed i 200 mm, per catturare la scena in tutta la sua estensione anche stando a distanza.

La luce

Anche in questo tipo di fotografia valgono le regole di illuminazione generali analizzate negli articoli precedenti, sicuramente il miglior tipo di illuminazione è quella naturale, da sfruttare in maniera diffusa e ammorbidita per illuminare i nostri soggetti.

Fotoritratti di ragazzi (10-15 anni)

Diverso è ovviamente l’approccio fotografico da tenere in relazione a soggetti più adulti.

I ragazzi di età compresa tra i 10 ed i 15 anni tendono già a presentarsi con consapevolezza di fronte all’obiettivo, scegliendo pose ed abbigliamento, così come fanno normalmente i soggetti adulti.

Generalmente soggetti di questa età desiderano essere fotografati in pose ed attività capaci di rappresentarli al meglio, pertanto in tali casi può essere utile scegliere di ritrarli in ambienti e sfondi neutri, in grado di far risaltare prettamente la loro figura, a patto che i soggetti non scelgano per loro una posa più dinamica e specifica.

In questa tipologia di scatti può essere utile tenere in considerazione i seguenti accorgimenti:

La scelta dei tempi di esposizione

Nel caso diventi necessario catturare i soggetti in attività specifiche (un passo di danza, un esercizio con lo skateboard) e non in una posa statica sarà bene optare per un tempo di esposizione breve, corrispondente almeno ad una velocità di chiusura di 1/125 sec (o ancora più rapida).

La profondità di campo

Così come abbiamo già visto nel campo della ritrattistica in generale, nel caso il soggetto opti per una posa specifica, sarà bene far risaltare la sua figura o il suo primo piano mantenendo lo sfondo sfocato con un apertura di diaframma ampia pari almeno ad f/2.8 o se possibile anche più ampia.

Pertanto anche in questa situazione sarà d’obbligo un’adeguata scelta delle lenti zoom con ampia apertura del diaframma o di lenti fisse e luminose.

La luce

Come abbiamo più volte ricordato nel campo della ritrattistica esistono diverse modalità di utilizzo della luce, atte a far risaltare al meglio i diversi volti delle persone.

Gli accorgimenti già visti per gli adulti possono perfettamente adattarsi anche alla rappresentazione dei volti dei ragazzi, ormai in grado di capire quali espressioni o atteggiamenti possano servire a caratterizzarli al meglio.

Anche in questo caso sarà comunque opportuno optare sempre per l’utilizzo della luce naturale, diffusa attraverso gli strumenti adatti, e magari proveniente dall’alto a 45° rispetto al soggetto.

Breve Guida alla Fotografia di Bambini

Breve Guida alla Fotografia di Bambini

In questo articolo analizzeremo secondo quali modalità sia possibile realizzare dei buoni scatti aventi come soggetti i bambini, tali soggetti infatti, per il loro particolare tipo di interazione con il mondo, richiedono degli accorgimenti diversi rispetto a quelli propri della tecnica di base per i fotoritratti.

Tuttavia il fine della fotografia di bambini non è solamente catturare nitidamente le azioni dei soggetti, una foto avente come soggetto un bambino dovrebbe sempre servire a raccontare una parte del suo carattere.

Il fine principale dovrebbe essere quindi quello di cogliere un particolare istante, nella vita di un bambino, che non si ripresenterà mai più allo stesso modo in futuro, realizzando così una foto a cui guardare negli anni a venire.

Le impostazioni della fotocamera

Se in alcuni casi può risultare difficile mantenere una posa con dei soggetti adulti, con i bambini il problema si presenta in maniera ancora più marcata.

Proprio per questo, molto spesso, nella fotografia di bambini, si tende a realizzare degli scatti con i soggetti che agiscono in maniera naturale.

Tuttavia dobbiamo considerare che nella maggior parte dei casi i bambini tenderanno comunque a muoversi rapidamente senza considerare adeguatamente chi sta cercando di realizzare le foto.

Pertanto per evitare delle foto sfocate, dei nostri soggetti in movimento, è bene considerare sempre i seguenti accorgimenti:

Come primo passo, bisognerebbe sempre controllare l’esposizione dell’ambiente in cui si scatta, ancora prima di realizzare le foto.

Quindi in base all’attività del proprio soggetto, bisognerà scegliere un adeguato tempo di esposizione.

Se il bambino è in movimento dovremo assolutamente optare per un tempo di esposizione ridotto (e quindi una maggiore velocità di chiusura dell’otturatore), per coglierne i movimenti.

Se l’ambiente di scatto è caratterizzato da scarsa illuminazione, e si sceglie comunque di non utilizzare il flash, sarà necessario aumentare il parametro ISO.

Infine bisognerebbe sempre considerare un bilanciamento del bianco adeguato che, a seconda dei colori dell’ambiente di riferimento, possa mettere in risalto, in maniera netta e realistica, quei colori caratterizzanti il soggetto: il colore della pelle, dei capelli, degli occhi.

Generalmente si ottengono dei buoni risultati sfruttando le impostazioni automatiche di bilanciamento del bianco (AWB) e scegliendo la modalità di scatto autofocus (AF).

Quest’ultimo meccanismo proprio di ogni fotocamera digitale (sia reflex che compatta) permette di stabilire e mantenere in automatico la messa a fuoco su un dato soggetto.

La modalità di Autofocus in molte Reflex, si presenta con delle funzionalità aggiuntive, riuscendo a mantenere perfettamente a fuoco sia soggetti immobili che soggetti in movimento.

Per conoscere le possibili impostazioni dell’autofocus (AF) è essenziale una consultazione preventiva del manuale d’uso della propria fotocamera per valutare le prestazioni offerte a riguardo.

Soprattutto nella fotografia di bambini è essenziale gestire al meglio la messa a fuoco, dal momento che nella maggior parte dei casi i nostri soggetti saranno in movimento.

Nel campo della fotografia di bambini, per quanto riguarda la messa a fuoco, la scelta migliore è senz’altro quella di cambiare il punto di focalizzazione, in base ai movimenti del soggetto.

Le seguenti modalità avanzate: Autofocus AI Servo (per le fotocamere Canon), Autofocus Continuo AF-C (per le fotocamere Nikon), permettono proprio in automatico, una volta stabilito il punto di focalizzazione principale, la suddetta operazione.

In queste modalità, quando la selezione del punto di autofocus è automatica, inizialmente la fotocamera utilizza il punto AF centrale per eseguire la messa a fuoco.

Se durante la messa a fuoco automatica il soggetto si muove, allontanandosi dal punto AF centrale, il rilevamento automatico della messa a fuoco continua fino a quando il soggetto non va a trovarsi in corrispondenza di un altro punto AF.

Preparazione e semplicità

Nella fotografia di bambini, anche quando si ha la possibilità di organizzare preventivamente la scena di scatto, è importante comunque mantenere la semplicità dei dettagli ambientali.

La “storia” della fotografia dovrebbe essere raccontata unicamente attraverso il soggetto principale e le azioni compiute: un movimento, una postura naturale, un gioco, un semplice sorriso, etc.

Ambienti troppo ricchi di elementi tenderanno a deviare l’attenzione rispetto al soggetto principale, che in ogni genere di fotografia, anche quella di bambini, dovrebbe sempre costituire l’elemento principale.

Ovviamente, in base al tipo di foto che si desidera realizzare, è perfettamente possibile utilizzare una stanza piena di oggetti magari per dare una particolare idea di disordine in relazione all’attività del soggetto.

La luce

Nella fotografia di bambini la gestione della luce, già analizzata nel campo della ritrattistica, può comportare delle operazioni leggermente diverse.

Tuttavia il primo passaggio da compiere riguarderà sempre la valutazione della luce ambientale e del tempo di esposizione adeguato a mantenere il soggetto nitido (quindi nè sfuocato nè mosso).

Inoltre nella scelta del momento ideale bisognerà sempre tenere in debita considerazione il livello di cooperazione del soggetto che molto spesso può non essere assolutamente incline a voler essere fotografato.

Proprio per questo motivo uno dei momenti migliori per luce e livello di cooperazione del soggetto è al tramonto, specialmente d’estate. La luce è calda e uniforme e i soggetti, appena trascorso il momento della cena, sono più inclini a posticipare il momento del sonno e a cooperare nella realizzazione delle foto.

Ovviamente l’ora del tramonto può variare a seconda del luogo e del periodo dell’anno in cui stiamo realizzando lo scatto, comunque anche nel campo della ritrattistica di bambini l’unico orario in cui si dovrebbe evitare la realizzazione di foto in esterni è quello tra le 11:00 e le 14:00, proprio per evitare l’intensità eccessiva dei raggi solari, che andrebbero ad appiattire i dettagli delle foto creando al contempo fastidiose ombreggiature.

A meno che non ci si trovi a scattare in una giornata nuvolosa e con il cielo coperto.

Nelle foto di bambini in interni è possibile invece sfruttare l’illuminazione creata dai fasci di luce passanti attraverso una finestra filtrando però la luce magari con una tenda, per illuminare in maniera diffusa ed omogenea il nostro soggetto.

Tuttavia nella fotografia di bambini, al contrario di quanto accade nella fotografia di adulti, non è d’obbligo evitare luci direzionali intense che creano ombre evidenti, questo perché nel ritrarre i bambini non siamo portati a nascondere, tramite la gestione della luce dei difetti particolari:

questi ultimi sono infatti intrinsecamente assenti dalla pelle e dal fisico dei bambini.

Pertanto contrariamente a quanto consigliato nella fotoritrattistica, nel catturare immagini di bambini, è bene sperimentare nella gestione delle luci, ombre ed effetti di contrasto, sempre cercando comunque di non andare ad annullare, con un’errata gestione delle luci, dettagli e particolari rilevanti.

Quindi per realizzare dei buoni scatti è opportuno valutare, se ci si trova nella propria casa, le luci presenti in ogni ambiente, nei diversi momenti della giornata e sperimentando con queste ultime riuscirete a trovare il luogo e il momento più adatto per ogni scatto desiderato.

Tuttavia in alcuni casi, volendo catturare un determinato momento, è bene capire in che modo modificare la luce ambientale presente, per usarla a proprio vantaggio.

Il modo più semplice consiste nel riflettere la luce affinchè questa colpisca solo di rimando il nostro soggetto. Come già sappiamo tale operazione richiede una superficie riflettente.

Non abbiamo per forza necessità di acquistare un pannello riflettente, qualsiasi superficie bianca sarà perfettamente utile allo scopo.

Durante lo scatto, utilizzando una superficie riflettente, è bene disattivare il flash integrato della fotocamera che altrimenti andrebbe a generare delle ombre troppo accentuate all’interno dell’immagine finale, rendendo il soggetto troppo brillante rispetto all’ambiente circostante, senza contare il problema derivante dal fenomeno dei cosiddetti occhi rossi.

Tuttavia nel caso risulti necessario l’utilizzo del flash è possibile intervenire sulla sua azione di base attraverso le seguenti modifiche:

Diffusione della luce del flash

Per rendere meno intensa e diretta la luce del flash integrato, questo può essere coperto con un accessorio fotografico specifico, come il cosiddetto diffusore Omni-Bounce, oppure anche attraverso l’utilizzo di semplici fasce di tessuto bianco, atte proprio a diffondere l’intensità luminosa.

Riduzione dell’intensità luminosa del flash

Per ridurre l’intensità del flash è anche possibile impostare il cosiddetto flash di riempimento, in questo modo la fotocamera andrà a diminuire l’intensità del fascio di luce del flash, sfruttando in parte la luce già presente nell’ambiente.

In questo modo si eviteranno eccessivi contrasti con sfondi troppo scuri e con il soggetto invece troppo illuminato.

Se si lavora in modalità manuale è anche possibile, in molte fotocamere, regolare l’intensità del flash diminuendola manualmente.

Il flash di rimbalzo

In questa tecnica si cerca di far rimbalzare la luce del flash: per ottenere tale effetto specifico è possibile sfruttare un accessorio conosciuto come Light Scoop Professor Kobre.

Il design di questo articolo permette di redirezionare, secondo angolazioni diverse, la luce del flash in modo che i fasci vadano a colpire la superficie desiderata, andando infine ad illuminare il soggetto.

Ovviamente anche in questo caso, la superficie su cui andremo a redirezionare la luce del flash, dovrà essere sufficientemente bianca, per non andare ad alterare i colori del soggetto introducendo dominanti di colore.

Con questo sistema di redirezionamento è possibile smorzare anche luci intense come quella del sole a mezzogiorno, a patto però di poter utilizzare una superficie riflettente.

Filtrare la luce del flash

Un altro modo per modificare la luce disponibile consiste nel bloccarla e filtrarla prima che vada a colpire il soggetto.

Per bloccare i fasci di luce basterà interporre tra la fonte luminosa e il soggetto una superficie semi-trasparente ma neutra, in modo da non alterare i colori naturali della persona da riprendere.

L’inquadratura

Uno stesso soggetto può essere inquadrato in diversi modi, ogni diversa angolazione contribuirà a raccontare un aspetto del bambino o dei bambini che stiamo fotografando.

Ovviamente nella scelta dell’inquadratura migliore del soggetto dobbiamo avere bene in mente il risultato desiderato, dal momento che alcune inquadrature funzionano meglio di altre nel comunicare una specifica sensazione.

Di seguito vengono descritte le principali inquadrature solitamente usate nelle fotografie di bambini, per esprimere di volta in volta sensazioni diverse.

Inquadratura complessiva

Piuttosto che organizzare un ritratto “classico” con il soggetto posizionato esattamente di fronte all’obiettivo, scattate senza che esso guardi verso di voi. In questo modo si metterà in evidenza non solo il soggetto ma anche l’attività che questo sta al momento svolgendo con naturalezza.

Inquadratura dal basso

In questo modo si cerca di inquadrare la scena dal punto di vista del bambino, per catturare con precisione non solamente il soggetto ma anche la realtà così come viene vista da quest’ultimo.

Inquadratura dall’alto

Con un’inquadratura di questo tipo si cerca di stabilire un particolare contatto con il soggetto, cercando di renderlo partecipe allo scatto, senza magari distrarlo del tutto dall’attività che sta svolgendo.

Inquadratura ravvicinata

Dal momento che i volti dei bambini sono così privi di difetti anche un’inquadratura ravvicinata del solo volto del soggetto potrà produrre un ottimo scatto, in cui saranno soprattutto gli occhi a catturare subito l’attenzione.

Inquadratura a distanza

Infine, attraverso un’inquadratura a distanza è possibile realizzare uno scatto contestuale in cui il bambino risulta immerso completamente in un determinato ambiente, in questo modo si cerca di dare risalto alle dimensioni del soggetto rispetto a ciò che lo circonda.

In un’inquadratura a distanza può essere utile una preparazione preventiva, seppur semplice della scena, in cui magari sfruttare elementi atti a far risaltare ancora di più il soggetto e le sue ridotte dimensioni.

Breve Guida alla Fotografia di Viaggio – Le tipologie di foto – Tecniche ed accorgimenti

Le varie tipologie di foto di viaggio

Durante un viaggio è possibile realizzare foto dei soggetti più disparati: paesaggi puri, paesaggi con persone e/o animali, fotoritratti di persone in contesti particolari, etc.

Dal momento che tutti questi soggetti possono comparire nei vari esempi di fotografia di viaggio, vediamo in che modo sfruttare degli specifici accorgimenti tecnici per realizzare caso per caso degli ottimi scatti.

I fotoritratti ambientati

I cosiddetti “fotoritratti ambientati” sono delle fotografie raffiguranti delle persone che si muovono nel loro ambiente naturale, interagendo con gli elementi presenti in esso, detto questo un ritratto ambientato può raffigurare dei pescatori al lavoro, degli artisti di strada, un venditore ambulante, etc.

Generalmente il fine di queste foto è quello di sfruttare l’ambiente per raccontare una specifica storia in relazione ai personaggi presenti in esso.

Molto spesso, proprio nella fotografia di viaggio, è possibile incontrare non solamente scenari particolari ma anche personaggi originali ed esotici, perfettamente armonizzati nel paesaggio che li circonda.

Per realizzare correttamente foto contenenti persone in movimento, in uno scenario particolare (da mantenere quindi in risalto nella foto) è bene seguire i seguenti accorgimenti.

Nei ritratti ambientati sia lo scenario che le persone costituiscono elementi fondamentali e pertanto è necessario rappresentarli al meglio nello scatto finale.

Anche se in questi casi è difficile poter scegliere l’ambiente adatto a tali scatti, i risultati migliori si ottengono sempre in quei luoghi non troppo affollati e privi di colori troppo saturi e diversificati, luoghi con poche persone e con tonalità coloristiche limitate permettono con più facilità di ottenere una foto nitida, in cui il paesaggio, le persone e le attività risultano ben visibili.

Le luci

Come in ogni fotoritratto e foto paesaggistica abbiamo diverse possibilità per direzionare la luce ambientale, questo ovviamente dipende dal tipo e dalla quantità di luce presente al momento dello scatto.

Tuttavia molto spesso, volendo riprendere un’unica persona nel suo ambiente naturale, un risultato particolare e gradevole si ottiene scattando al momento del tramonto, con la luce del sole posta alle spalle del fotografo e angolata a circa 45°.

Le lenti

Contrariamente a quanto avviene per i classici ritratti, ove l’ambiente circostante distoglierebbe l’attenzione dal soggetto principale e quindi si tende ad usare lenti con un ristretto angolo di campo, nel caso dei ritratti ambientati sono da preferire lenti con una lunghezza focale più ampia come ad esempio il classico 50 mm.

Infatti con una lente di questo tipo dovremmo riuscire più facilmente a catturare sia il soggetto, sia il paesaggio che lo circonda nella loro interezza.

Secondo questo ragionamento anche un grandangolare moderato come il classicissimo 35 mm può essere l’ideale per un certo tipo di ritratto ambientato.

Mentre grandangoli maggiori (28 mm, 24 mm) vanno valutati caso per caso.

Lenti “veloci” (che permettono quindi un’apertura maggiore, tramite valori di f più piccoli) rappresentano invece sempre la scelta migliore quando si realizzano ritratti ambientati in interni o comunque in condizioni di scarsa illuminazione.

Velocità di chiusura e tempo di esposizione

Generalmente in questa tipologia di scatti si tende ad utilizzare una velocità di chiusura pari ad almeno 1/60 sec, tale velocità aiuta il fotografo ad evitare accidentali sfocature, dovute anche ai lievi movimenti del soggetto nell’ambiente di riferimento.

Quando i soggetti sono dei bambini spesso è utile scegliere un tempo di esposizione ancora minore pari a circa 1/125 sec.

Il parametro ISO

Scegliendo un tempo di esposizione limitato può essere utile aumentare il parametro ISO per ottenere una scena ancora più nitida, tuttavia tale scelta dipenderà dalla qualità della fotocamera in uso.

I paesaggi

Le fotografie paesaggistiche raccontano l’aspetto di un luogo particolare: tale luogo può essere del tutto naturale oppure ricco di elementi propri dell’attività umana.

Anche un villaggio, un paesino o una città possono infatti essere considerati come dei “paesaggi”.

In questo tipo di fotografie è l’ambiente stesso e non le persone al suo interno, a costituire il soggetto principale.

Pertanto qualunque sia il paesaggio da rappresentare gli accorgimenti tecnici da seguire saranno sempre gli stessi.

La sensazione di tridimensionalità

Il principale obiettivo nella realizzazione di foto paesaggistiche consiste nel richiamare l’ampiezza e la profondità del paesaggio osservato, affinchè questo possa risultare tridimensionale anche a chi l’osserva in una foto.

Gli elementi naturalmente presenti in un paesaggio possono essere perfettamente sfruttati per richiamare quel senso di profondità spaziale che ci permette di capire chiaramente quali elementi si trovano vicino al fotografo e quali invece sono ben distanti da esso.

Quando gli elementi stessi del paesaggio vengono sfruttati per comunicare ciò che si trova in primo piano, in secondo piano e a distanza conferiamo quindi allo scatto un effetto di tridimensionalità.

Il paesaggio e le persone

Ovviamente in una foto paesaggistica possono essere presenti anche delle persone, la loro presenza diventa spesso utile per comunicare l’estensione di un paesaggio, all’interno del quale le persone possono risultare ben visibili oppure molto distanti.

La loro “grandezza” rispetto al paesaggio serve a fornire all’osservatore la scala metrica di riferimento per comprendere l’ampiezza reale della scena.

Lo stesso discorso vale per altri soggetti eventualmente presenti in scena, come ad esempio degli animali, di cui sono bene note le dimensioni reali.

Nella realizzazione di questo tipo di foto è senz’altro utile tenere conto dei seguenti accorgimenti.

La profondità di campo

Nella realizzazione di foto paesaggistiche è necessario l’utilizzo di una maggiore profondità di campo (valori più chiusi del parametro f) questo perchè l’estensione di un paesaggio non deve compromettere la visibilità anche di quegli elementi ben lontani da noi.

Una profondità di campo limitata (valori aperti del parametro f) non riuscirebbe a mettere a fuoco quegli elementi sullo “sfondo” di un paesaggio, distanti da noi al momento dello scatto.

Se tale impostazione è utile nel campo della ritrattistica di certo non può riuscire a mettere in evidenza l’estensione di un paesaggio.

La luce

Una maggiore profondità di campo ottenuta attraverso la chiusura del diaframma comporterà tuttavia un minore ingresso della luce attraverso l’obiettivo, tale dato di fatto comporta spesso di conseguenza la scelta di un tempo di esposizione maggiore e quindi una velocità di chiusura dell’otturatore più lenta.

Proprio per questo motivo, anche nella realizzazione di foto paesaggistiche diventa spesso utile l’utilizzo di un treppiede, per evitare quell’effetto di sfocatura, dovuto ad un accidentale movimento della fotocamera.

Inoltre il treppiede permette un maggiore controllo e stabilità dell’inquadratura, fatto che garantisce un maggiore rispetto di quegli elementi e linee utili a ricreare quello specifico effetto di tridimensionalità anche in foto.

Questo maggior controllo si ottiene anche attraverso l’utilizzo di dispositivi specifici come ad esempio la comune “livella a bolla” che montata sulla fotocamera ci permette di allineare perfettamente il dispositivo rispetto al paesaggio da catturare.

Come già sappiamo, il treppiede diventa ovviamente uno strumento indispensabile quando ci troviamo in condizioni di scarsa illuminazione ambientale oppure quando ci troviamo a scattare foto di paesaggi con soggetti in movimento (le diverse persone in una strada, un gruppo di animali in movimento, delle macchine in città, etc.).

Le lenti

Tutte le lenti possono avere la loro utilità nella fotografia paesaggistica e di viaggio, questo a seconda del tipo di scatto che si vuole ottenere.

Ad esempio lenti con una lunghezza focale maggiore come i teleobiettivi possono anche risultare utili per mettere in evidenza, ingrandendo, isolando ed enfatizzando, particolari elementi paesaggistici presenti nella foto.

Invece lenti di tipo grandangolare servono a mettere meglio in evidenza l’estensione di un paesaggio.

La luce

Per ottenere la corretta illuminazione in una foto paesaggistica è spesso utile l’impiego della tecnica di bracketing, per realizzare scatti consecutivi di una stessa scena, a differenti gradi di esposizione.

Edifici e monumenti

Tali soggetti sono frequentemente oggetto delle foto di viaggio di molte persone, è infatti prassi comune realizzare fotografie di viaggio contenenti edifici e monumenti da soli, oppure insieme a delle persone.

Anche in questo caso, per quanto concerne la fotografia di architettura è essenziale considerare i seguenti accorgimenti tecnici.

Edifici alti

Quando si vogliono catturare da vicino edifici o monumenti piuttosto alti, con lenti di tipo grandangolo, spesso i soggetti in foto non risultano perfettamente dritti e sembrano pendere leggermente all’indietro.

Per ovviare a tale problema è possibile utilizzare delle lenti specialistiche, le cosiddette “tilt and shift lenses” che aiutano proprio a correggere tali problemi legati alla prospettiva di scatto.

Tuttavia tali lenti costituiscono un ulteriore dispositivo, ingombrante e costoso, che difficilmente chiunque porterebbe con se durante un viaggio.

Un’altra soluzione al problema consiste nel realizzare lo stesso scatto ad una certa distanza, utilizzando lenti con focale maggiore.

Volendo invece scattare sempre a distanza ravvicinata sarà opportuno posizionarsi in una posizione sopraelevata (magari scattando da un edificio vicino) e comunque non proprio ai piedi dell’edificio o del monumento.

I fotografi specializzati in fotografia di architettura spesso adoperano, proprio per evitare tali difetti di prospettiva, delle apposite scale per scattare comunque a distanza ravvicinata, in posizione leggermente sopraelevata.

I difetti prospettici comuni nella realizzazione di fotografie di edifici alti possono ovviamente essere sempre corretti, in pochi passaggi, in fase di post-produzione attraverso l’utilizzo di appositi programmi.

La luce

Per evitare bagliori indesiderati (il cosiddetto fenomeno del lens flare) nelle nostre foto di edifici e monumenti è bene realizzare gli scatti cercando di posizionare le fonti di luce più intense alle nostre spalle, evitando l’utilizzo di eventuali filtri sulle lenti in uso.

Ovviamente anche in questo caso, volendo realizzare foto di edifici e monumenti in condizioni di scarsa illuminazione, sarà d’obbligo l’utilizzo di un maggiore tempo di esposizione e quindi di un treppiede.

Foto di interni

Molto spesso durante un viaggio, accade comunemente di realizzare foto in ambienti chiusi, negozi, ristoranti, musei, chiese, teatri etc.

Anche in questo caso per ottenere buoni risultati possiamo seguire alcune regole di base.

Le lenti

Lenti con lunghezza focale pari ad almeno 21mm sono molto utili in tale tipologia di scatti. Più una lente è “ampia”, com’è appunto il caso degli ultra grandangoli (12mm, 14mm, 16mm) più facilmente sarà possibile catturare un ambiente d’interni nella sua interezza.

La luce

Dal momento che la luce in interni è solitamente più debole rispetto a quella normalmente riscontrabile in esterni, spesso diventa necessario aumentare il tempo d’esposizione. Come ormai sappiamo un tempo d’esposizione prolungato rende quasi d’obbligo l’utilizzo di un treppiede, per evitare sfocature indesiderate.

Le “Nature Morte”

Come “Nature Morte” si intendono tutti quegli oggetti immobili, privi di vita. A

nche in un viaggio accade comunemente di vedere elementi di arredamento, elementi architettonici, alimenti, etc., in grado di attirare la nostra attenzione.

Anche nella riproduzione fotografica di tali oggetti può essere utile seguire alcuni accorgimenti per renderli sempre perfetti anche in foto.

Il vantaggio principale di questo tipo di scatti è spesso la possibilità di scegliere diverse inquadrature, molto spesso infatti si tratta di oggetti di dimensioni limitate, che possono essere inquadrati da infinite angolazioni diverse.

La luce
Luci diffuse sono senz’altro ideali per enfatizzare quei soggetti caratterizzati da superfici particolari, tuttavia bisogna considerare che molto spesso le qualità delle superfici di oggetti particolari possono spiccare al meglio nei nostri scatti in quel momento della giornata comunemente definito come “ora magica”.

In questo periodo limitato della giornata gli oggetti risulteranno caratterizzati da particolari effetti di ombreggiatura che eviteranno di farli apparire “piatti” e banali.

Molto spesso per catturare in maniera “speciale” anche oggetti comuni, può essere facilmente sfruttata la luce prodotta da una fiamma, infatti oggetti immobili e di dimensioni limitate possono facilmente essere catturati anche scegliendo tempi di esposizione lunghi, dal momento che anche una fiamma può riuscire ad illuminarli in maniera adeguata.

Le lenti

Non esistono delle lenti adatte in maniera specifica alla rappresentazione di “nature morte” (a meno che l’oggetto scelto non si trovi a grande distanza) e pertanto anche delle lenti zoom possono benissimo servire allo scopo.

Breve Guida alla Fotografia di Viaggio – Tecniche ed accorgimenti

Tecniche ed accorgimenti nella fotografia di viaggio

Nella realizzazione di fotografie di viaggio molto spesso può essere utile sfruttare alcune tecniche e accorgimenti per ottenere dei risultati particolari, questo perchè in tale tipo di fotografia molto spesso non è possibile controllare la scena nella maniera più appropriata, come invece spesso avviene nella realizzazione, ad esempio, di fotoritratti.

Pertanto soprattutto nella fotografia naturalistica e di viaggio è fondamentale saper sfruttare alcune tecniche fotografiche in grado di rendere adeguatamente in foto anche una scena complessa e difficile da catturare.

Cominciamo con l’analizzare quegli accorgimenti che ci permetteranno di catturare in maniera adeguata sia una scena con uno o più soggetti in movimento, sia una scena in cui magari il soggetto principale è immobile, ma l’ambiente o gli oggetti che lo circondano potrebbero non esserlo e se non considerati nel loro movimento potrebbero rovinare lo scatto.

Le tecniche per catturare il movimento

Tra le tecniche per catturare il movimento quella conosciuta come “freezing motion” è senz’altro la più usata, soprattutto nel campo della pubblicità, e permette proprio di catturare con precisione il movimento di certi oggetti, evitando non solo l’effetto di sfocatura ma mostrando anche con chiarezza il loro movimento.

Con questa tecnica è necessario controllare con estrema precisione il tempo di esposizione affinchè possa essere catturato alla perfezione, nello scatto finale, il movimento dell’oggetto o del soggetto.

Per catturare con precisione una determinata parte dell’azione di movimento compiuta dai nostri soggetti, sarà necessario gestire con estrema precisione il tempo di esposizione e quindi intervenire sulla velocità di chiusura dell’otturatore.

Queste tecniche, usate appunto per catturare i movimenti all’interno di una foto, conferiscono un maggiore senso di dinamicità ai nostri scatti dal momento che permettono di osservare da vicino ed in dettaglio il movimento compiuto da un oggetto o un soggetto in una frazione di secondo, rendendo ogni azione più viva ed interessante.

Come catturare i movimenti

Il primo passaggio da compiere in questo senso consiste nell’osservare la scena ed in particolar modo il movimento da catturare, in questo modo riusciremo ad individuare meglio quell’istante particolare che desideriamo catturare in foto.

Ogni movimento infatti è diverso non solo per velocità ma anche per tipologia, il movimento delle ali di un uccello in volo, il salto di una persona, il movimento delle sue mani e così via.

Solo osservando attentamente il movimento potremo capire con più facilità in che modo catturarlo.

Solo dopo aver osservato attentamente il movimento potremo passare alla scelta del corretto tempo di esposizione.

A seconda del tipo di movimento da catturare possiamo seguire infatti degli accorgimenti diversi.

Quando un movimento è ricorrente e quindi si ripete allo stesso modo nel tempo (ad esempio il movimento delle gambe di una persona in corsa o il movimento delle ali di un uccello in volo) sarà possibile anticiparlo, impostando e posizionando la fotocamera per tempo e scattando un attimo prima dell’istante desiderato.

Ovviamente si tratta di un approccio estremamente difficile che spesso richiede la realizzazione di più prove e più scatti, proprio per riuscire a catturare con precisione quell’istante scelto che si ripete nel tempo.

Quando un movimento invece non è ricorrente ma si verifica solamente in uno specifico e limitato lasso di tempo (ad esempio il salto di una persona o il lancio di un oggetto) è bene realizzare insieme una serie di scatti (in modalità di scatto continuo) appena si percepisce l’inizio del movimento.

In questo modo andremo ad ottenere una serie di foto in cui sarà stato catturato, con ragionevole probabilità, anche quell’istante di movimento desiderato.

Tale approccio ci dovrebbe permettere di catturare quindi anche quei rapidi movimenti che altrimenti non saremmo in grado di prevedere e quindi di anticipare con la nostra fotocamera.

Nell’utilizzo di entrambe le tecniche menzionate sarà comunque sempre necessario un particolare controllo dei tempi di esposizione.

Per catturare il movimento infatti la velocità di chiusura dell’otturatore dovrà essere rapida, ma la scelta dell’esatta velocità di chiusura dipenderà ovviamente da quanto sono “rapidi” i movimenti da catturare.

Più un movimento da catturare risulta rapido, più veloce quindi dovrà essere la velocità di chiusura dell’otturatore e limitato pertanto il tempo di esposizione.

Bisogna infatti sempre ricordare che quando si parla di velocità dell’otturatore si parla anche di “tempo di esposizione”, una velocità maggiore di chiusura comporta dei tempi di esposizione sempre più limitati.

Scegliere la velocità adatta (e quindi il tempo di esposizione) per ogni genere di movimento costituisce ovviamente un’operazione difficile soprattutto quando ci troviamo ad osservare con attenzione, per la prima volta, i vari movimenti.

Per aiutarci nella scelta corretta delle tempistiche adatte possiamo considerare i seguenti tempi di esposizione:

Generalmente per catturare con precisione un movimento non troppo rapido, come quello delle gambe di una persona che cammina (ma non corre) possiamo utilizzare una velocità di chiusura pari a 1/50 sec.

Se invece vogliamo catturare un movimento meno prevedibile e più veloce, come quello di una goccia che cade dall’alto verso il basso, dovremmo diminuire il tempo di esposizione anche di molto e scegliere pertanto una velocità di chiusura pari a 1/500 sec.

Le alte velocità di chiusura dell’otturatore indicano sempre un minore passaggio della luce ambientale al sensore, pertanto per catturare con facilità un certo tipo di movimenti sarà necessaria una grande quantità di luce ambientale, naturale o artificiale.

Per riuscire a catturare movimenti rapidi anche in condizioni di scarsa illuminazione (in interni poco illuminati o al tramonto) è possibile scegliere delle lenti “veloci” adatte a facilitare proprio l’ingresso della luce attraverso l’obiettivo.

Pertanto volendo realizzare fotografie di soggetti in movimento può essere una buona idea includere nel proprio equipaggiamento fotografico anche quelle lenti “veloci”, che permettono appunto aperture di diaframma più ampie.

L’effetto di movimento o di sfocatura

Un effetto di sfocatura controllata può conferire un particolare senso di movimento all’interno dei nostri scatti.

Molto spesso tale effetto di sfocatura viene utilizzato per rafforzare il senso di movimento prodotto di base dall’azione del nostro soggetto, in questi casi una sfocatura controllata di quegli elementi in movimento (gambe, braccia, etc.) può aumentare il senso di movimento del soggetto, mantenendo comunque la sua figura ben visibile.

Per gestire correttamente tale effetto bisognerà innanzitutto stabilire quale elemento e quale movimento dovrà risultare “sfocato” nel nostro scatto e in che grado l’effetto di sfocatura dovrà essere applicato.

Infatti è possibile ottenere nei nostri scatti sia una sfocatura lieve dei movimenti sia un effetto di sfocatura molto più evidente.

L’effetto di sfocatura applicato invece alle luci genera un movimento particolare, rendendole molto più evidenti e marcate, quasi solide.

In quest’ultimo caso per ottenere un effetto di sfocatura esagerata dei movimenti il procedimento è molto semplice, con la fotocamera posizionata stabilmente su un treppiede, basterà impostare una velocità di chiusura dell’otturatore di alcuni secondi (almeno 2 sec.). In questo modo tutti i movimenti presenti in scena risulteranno sfocati.

Per gestire in maniera più controllata l’effetto di movimento è invece necessario considerare i seguenti accorgimenti:

Per catturare dei movimenti lenti ed ottenere allo stesso tempo un effetto di sfocatura evidente è bene impostare una velocità di chiusura pari ad almeno 1/15 sec (o ancora più lenta, 1/10 sec, etc.).

Per catturare dei movimenti veloci ed ottenere allo stesso tempo un effetto di sfocatura più controllato bisognerà adeguare il tempo di esposizione e quindi scegliere una velocità di chiusura più “breve” pari ad almeno 1/40 di sec.

Quando vogliamo ottenere un effetto di movimento in ambienti particolarmente luminosi, generalmente è necessario scegliere valori abbastanza stretti del parametro f, chiudendo il diaframma eviteremo così che lo scatto finale risulti sovraesposto.

Scattando con delle velocità di chiusura “lente” (e quindi ottenendo un tempo di esposizione maggiore) è sempre bene utilizzare un treppiede come supporto alla fotocamera, in questo modo non si rischia di creare nello scatto finale un effetto di movimento “involontario” e incontrollato, dovuto all’accidentale movimento della fotocamera.

Ovviamente insieme al treppiede è possibile utilizzare, per migliorare il risultato finale, un dispositivo di scatto a distanza, in questo modo una volta posizionata la fotocamera non sarà più necessario interagire con essa.

La tecnica del Panning

La tecnica detta “panning” serve ad inserire un particolare effetto di movimento all’interno dei nostri scatti. Tale effetto viene spesso utilizzato per sfocare gli elementi di uno sfondo, altrimenti immobile, su cui invece agisce il soggetto in movimento, oggetto principale della foto.

Per ottenere e gestire correttamente tale effetto è necessario considerare i seguenti accorgimenti:

Valutare il movimento del soggetto principale della foto e quindi anticiparlo.

Mettere a fuoco anticipatamente la scena, focalizzandosi sul punto in cui il soggetto dello scatto dovrà comparire.

Quando il soggetto “entrerà” nel punto di focalizzazione stabilito, sarà possibile realizzare lo scatto, utilizzando anche in questo caso la modalità di scatto continuo.

Tenendo premuto il pulsante di scatto, verranno quindi realizzate una serie di foto, in uno specifico lasso di tempo.

Al momento dello scatto sarà necessario allo stesso tempo seguire il movimento del soggetto, muovendo la fotocamera.

In questo modo sarà possibile ottenere quel particolare effetto di movimento solo sugli elementi dello sfondo.

Nel seguire i movimenti del soggetto è essenziale muovere la fotocamera solo orizzontalmente, evitando possibili movimenti del dispositivo verso l’alto o verso il basso, che invece andrebbero a generare delle ulteriori e incontrollate sfocature.

Per ottenere un effetto di sfocatura corretto è essenziale gestire le funzionalità della fotocamera nel modo seguente:

La velocità di chiusura dovrebbe essere compresa tra 1/6 di sec e 1/20 di sec.

Più il movimento del soggetto è lento, più lenta dovrà essere la velocità di chiusura.

Generalmente per realizzare foto di questo tipo, con una particolare sfocatura dello sfondo, è bene scegliere un’apertura del diaframma abbastanza ampia pari almeno a f/4.

Panning e lenti

L’effetto di panning può essere ottenuto con qualsiasi tipologia di lente, tuttavia in questo caso delle lenti zoom possono facilitare l’operazione, dal momento che permettono con facilità di avvicinarsi al soggetto della scena, evitando quindi ulteriori movimenti della fotocamera.

Infine bisogna considerare che lenti con un maggiore angolo di campo visivo permetteranno di conseguenza un effetto di panning più ampio.

Panning e lenti stabilizzate

Potrebbe sembrare un contro senso avvalersi del sistema di stabilizzazione, presente oramai in numerosissime lenti, quando vogliamo scattare con la tecnica del panning, dal momento che i normali sistemi di stabilizzazione percepiscono il movimento con il quale ci proponiamo di seguire il soggetto come un movimento appunto da contrastare.

In realtà è utile sapere che esistono in commercio sia lenti dotate di una modalità di stabilizzazione secondaria da attivare appositamente in questa particolare circostanza di scatto, che limita l’intervento dello stabilizzatore ai soli movimenti verticali, sia lenti dotate invece di un sistema di stabilizzazione che riconosce addirittura automaticamente una ripresa in panning e disattiva pertanto la stabilizzazione del movimento sull’asse orizzontale mantenendo invece attiva quella riguardante il movimento sull’asse verticale.

Breve Guida alla Fotografia di Viaggio – La luce naturale

Breve Guida alla Fotografia di viaggio – La luce naturale

Questo articolo è dedicato alla gestione della luce naturale nella realizzazione di fotografie di viaggio.

Nella realizzazione di fotografie durante un viaggio molto spesso sarà necessaria la valutazione e la gestione della luce naturale.

Come già sappiamo è perfettamente possibile sfruttare questo tipo di illuminazione per catturare in maniera corretta persone e paesaggi.

L’orientamento della luce rispetto ad un soggetto determinerà la sua apparenza nello scatto finale.

Ad esempio una luce naturale orientata di circa 45° rispetto ad un soggetto determina un’illuminazione quasi progressiva di un volto e di una scena, la parte di essa più vicina alla fonte di luce (ad esempio una piccola finestra) risulterà più illuminata, mentre la parte più distante resterà gradatamente sempre più in ombra.

Un’illuminazione angolata in questo modo conferisce ai volti dei nostri soggetti una maggiore profondità.

Abbiamo già visto come la dimensione e l’orientamento della luce possa influenzare la resa dei corpi e dei volti delle persone, tuttavia bisogna ricordare che una fonte di luce naturale può essere gestita anche in relazione a dei paesaggi naturali o a delle strutture architettoniche, frequenti soggetti della fotografia di viaggio.

In uno scatto paesaggistico alla luce dell’alba, posta alle spalle del fotografo, ed orientata sempre a circa 45° si creerà una particolare definizione delle aree in ombra e di quelle illuminate.

Al contrario nella realizzazione di una foto in cui la luce del sole al tramonto si trova di fronte al fotografo, sia le persone che gli elementi del paesaggio verranno fatti risaltare attraverso la loro silhouette.

Vediamo ora come orientarci in base a differenti tipologie di illuminazione naturale, riscontrabili e sfruttabili nei diversi momenti della giornata.

La luce del crepuscolo

In questo tipo di illuminazione gli elementi del paesaggio non appaiono né perfettamente illuminati né in completa oscurità, in questa situazione il sole si trova posizionato in basso vicino alla linea dell’orizzonte.

In realtà esistono diverse tipologie di “crepuscolo”

Tali tipologie si differenziano in base alla posizione esatta del sole rispetto alla linea dell’orizzonte.

Il crepuscolo civile

Il crepuscolo civile rappresenta quello stadio in cui il sole si trova ancora visibile vicino all’orizzonte.

La luce durante il crepuscolo civile risulta morbida e diffusa e permette per quantità di catturare adeguatamente anche dei soggetti in movimento, anche senza l’aiuto di un treppiede.

Per realizzare una foto in questo momento della giornata è necessario scattare o mezz’ora prima del tramonto del sole, oppure fino al massimo mezz’ora dopo il suo sorgere.

Il crepuscolo nautico

Il crepuscolo nautico si verifica invece quando il sole scende oltre la linea dell’orizzonte.

Ovviamente in questa fase, la luce disponibile sarà minore.
La poca illuminazione in questa fase è comunque diffusa e molto morbida, tuttavia difficilmente sarà possibile cogliere ogni dettaglio di una persona e/o di un paesaggio.
Per evitare un effetto sfocato è bene utilizzare un treppiede per limitare anche i movimenti involontari della fotocamera.

Il crepuscolo astronomico

Il crepuscolo astronomico presenta infine una quantità di illuminazione ancora più limitata.

Il sole si trova ben oltre la linea dell’orizzonte ed in questo caso è impossibile realizzare delle foto nitide, senza l’ausilio di un treppiede.

Vedremo comunque a breve come ottenere delle ottime foto anche in questo momento della giornata, quando la luce naturale è quasi del tutto assente.

L’ora magica – L’alba ed il tramonto

Quell’ora compresa tra la mezz’ora prima e la mezz’ora dopo il sorgere del sole e quell’ora compresa tra la mezz’ora prima e la mezz’ora dopo il tramonto del sole rappresentano i cosiddetti momenti magici di una giornata, almeno per quanto riguarda la realizzazione delle foto.

La bellezza delle foto realizzate in questi momenti deriva soprattutto da una particolare resa dei colori, dovuta proprio all’illuminazione naturale, ogni colore in queste fasi risulta infatti più brillante e vivido.

In queste fasi avremo un’illuminazione direzionale, dal momento che il sole si trova piuttosto basso rispetto alla linea dell’orizzonte, pertanto i nostri soggetti risulteranno illuminati angolarmente e questo conferirà un maggiore effetto di tridimensionalità all’intera foto, anche a causa della maggiore presenza e lunghezza delle ombre proiettate.

La luce di mezzogiorno

In generale si sconsiglia sempre di scattare delle foto in questo momento della giornata.
Questo perché i colori tendono a risultare molto più sbiaditi e le immagini in generale possono risultare prive di dettagli, proprio a causa dell’intensità della luce. Ma anche e forse soprattutto perché le ombre che provoca questo tipo di illuminazione, risultano molto sgradevoli.

Il tempo atmosferico e la luce diffusa

Quando il sole è coperto dalla nuvole avremo un tipo di illuminazione ambientale filtrata e quindi diffusa, nelle giornate nuvolose pertanto ci troveremo ad utilizzare una luce dalla tonalità neutra.

Tale tonalità di luce può essere utile soprattutto per far risaltare i volti delle persone che vogliamo catturare durante un’esperienza di viaggio.

Al contrario tale neutralità poco si adatta a catturare in pienezza i dettagli e i colori di un edificio interessante o ancor meno quelli di un paesaggio.

Le luci nelle nebbia

L’illuminazione naturale in un ambiente carico di nebbia risulta sempre piuttosto morbida, i raggi del sole vengono infatti filtrati dalla nebbia in vari modi, a seconda dello spessore di questa e a seconda dell’ora della giornata.

Una nebbia fitta farà passare ovviamente una minore quantità di luce, tuttavia non per questo sarà impossibile catturare in maniera adeguata i soggetti della nostra foto, questi appariranno in diverse tonalità di colore proprio in base alla quantità di luce filtrata e all’ora.

La luce del fuoco

Tutti i tipi di illuminazione generati da una fiamma sono sempre direzionali e dalle tonalità “calde”.

La principale difficoltà nel realizzare foto sfruttando questo tipo di illuminazione sta proprio nella scarsità di luce.

Molto spesso quando l’unica fonte di luce proviene da una fiamma (una torcia, una candela, un fuoco da campo) è necessario abbassare la velocità di chiusura dell’otturatore e di conseguenza diventa indispensabile l’utilizzo di un treppiede per evitare la completa sfocatura dell’immagine.

Tuttavia anche in questo caso, a seconda della forza della fiamma, sarà sempre difficile catturare dei soggetti in movimento.

L’unico modo per ovviare a tale inconveniente è quello di ricorrere a delle ulteriori fonti di luce, diverse dalla semplice illuminazione generata dalle fiamme.

E’ proprio in queste condizioni di illuminazione che un buon equipaggiamento risulta di grande aiuto, quelle fotocamere in grado di controllare il rumore di fondo anche ad alti valori del parametro ISO (almeno 1600 o anche oltre) e dotate di lenti veloci (f/1.2, f/1.4, f/1.8) possono facilitare la realizzazione di foto di questo tipo, alla luce del fuoco.

Fotografare in notturna

Molto spesso nella fotografia di viaggio, realizzare foto in notturna vuol dire praticamente scattare sfruttando un’illuminazione artificiale.

Le luci artificiali in relazione ad edifici e strutture architettoniche di vario tipo, possono creare degli effetti di illuminazione davvero spettacolari, dal momento che molto spesso tali luci vengono proprio concepite per farli risaltare.

Ovviamente è essenziale in questo caso l’utilizzo di un tempo di esposizione prolungato e di conseguenza l’ausilio di un treppiede per evitare il movimento della fotocamera.

In questi casi è importante gestire adeguatamente anche l’apertura del diaframma, molto spesso infatti per evitare che alcune luci artificiali risultino troppo intense ed evidenti nello scatto finale è bene variare anche di poco il valore f, magari andando a chiudere l’apertura del diaframma anche solo di 1/2 stop.

Anche quando si ha a disposizione solo l’illuminazione offerta dalla luna e dalle stelle, è comunque possibile realizzare degli scatti adeguati.

Per sfruttare appieno una fonte di luce così limitata, sarà sempre necessario stabilizzare la posizione della propria fotocamera, dal momento che in alcuni casi si dovranno utilizzare velocità di chiusura piuttosto lente (in genere si parla di svariati secondi come tempo di esposizione).

In questo caso può essere fondamentale l’utilizzo di un telecomando remoto wireless per la realizzazione dello scatto.
In questo modo si eviterà di toccare manualmente la fotocamera già sistemata in posizione su un treppiede.

Breve Guida alla Fotografia di Viaggio – Come gestire la composizione

Breve Guida alla Fotografia di Viaggio – Come gestire la composizione

Quale che sia la foto da realizzare l’elemento basilare sul quale concentrare l’attenzione è ovviamente l’area visibile attraverso il mirino della vostra fotocamera.
All’interno di tale area dovremo collocare possibilmente tutti gli elementi di scena desiderati, che vogliamo quindi catturare e mostrare in foto.

Proprio attraverso tale limitata area visibile è necessario valutare secondo quali modalità e quali regole compositive vogliamo far apparire gli elementi in scena, per comunicare correttamente ciò che vogliamo raccontare.

Ogni volta che osserviamo una scena o un paesaggio interessante durante un viaggio e desideriamo trarre da questo una buona foto è necessario fondamentalmente stabilire cosa includere e cosa escludere dal fotogramma.

Tale scelta dovrebbe basarsi sempre almeno sulla seguente regola:

all’interno della scena da catturare non dovrebbero mai essere inseriti elementi estranei, di disturbo o indesiderati.

Volendo realizzare anche solo una semplice foto ricordo di viaggio bisognerebbe far si che soltanto gli elementi desiderati compaiano al suo interno.

Scegliere l’inquadratura

A seconda della scena da catturare la nostra fotocamera può essere utilizzata in modalità paesaggio o ritratto (ovvero in orizzontale o in verticale) due possibili modalità di inquadratura di una scena di cui abbiamo già parlato.

Nel campo della fotografia di viaggio non esiste una regola da seguire nella scelta tra queste due modalità, ognuna può rivelarsi ugualmente efficace a seconda della scena da catturare.

Per scegliere il tipo di inquadratura più appropriata al caso si potrà effettuare una duplice prova, uno stesso “fotogramma” potrà essere catturato sia in modalità paesaggio sia in modalità ritratto.

Solo visualizzando poi la resa finale potremo scegliere con maggiore consapevolezza il tipo di inquadratura effettivamente più adatta alla scena.

La regola dei terzi

Conosciamo già i vantaggi derivanti dall’utilizzo della regola dei terzi nella realizzazione di varie tipologie di foto.
Anche nel campo della fotografia di viaggio e naturalistica la regola dei terzi può aiutarci a collocare gli elementi più importanti della scena affinchè trovino il loro giusto risalto anche in una foto.

Pertanto gli elementi che desideriamo mettere in evidenza, osservati durante un viaggio, dovranno essere posizionati nei punti di intersezione delle linee di questa griglia di riferimento immaginaria.

La regola dei terzi diventa molto utile anche nella cattura dei paesaggi, dal momento che ci aiuta a posizionare “correttamente” la linea dell’orizzonte.
Secondo la regola dei terzi la linea dell’orizzonte dovrebbe essere posizionata direttamente sopra una delle due linee di divisione orizzontale della griglia.

La regola dei terzi inoltre può essere applicata a varie tipologie di soggetti e non semplicemente in relazione ai paesaggi,

anche volendo riprendere il volto di una persona, possiamo infatti far riferimento a tale regola.

La parti di un volto che vogliamo mettere in evidenza dovranno ugualmente essere posizionate nei punti di intersezione delle linee della griglia.

Gli elementi guida

In molte scene è possibile utilizzare gli elementi presenti naturalmente per guidare l’occhio dell’osservatore nella visualizzazione della foto.

Tali elementi, guidando l’osservatore, sono utili a raccontare quella particolare storia legata a quel particolare scatto.

Affinchè tali elementi contribuiscano in tal senso alla descrizione di una foto e agiscano da guida per l’osservatore è opportuno conferirgli il giusto “peso visivo”.

Generalmente gli “elementi guida” presenti in una foto sono quelli caratterizzati di partenza da un maggiore peso visivo e che pertanto risaltano con più forza all’interno di una scena.

Capire come sfruttare tale peso visivo dei singoli elementi ci permette di guidare con consapevolezza l’occhio dell’osservatore attraverso le varie parti di una foto.

Come primo fattore bisogna considerare che gli elementi di maggiore peso visivo sono quelli dotati di una particolare rilevanza nei seguenti aspetti:

Colore e peso visivo

Colori saturi e/o caldi come ad esempio il rosso, l’arancione, ed il giallo hanno generalmente un maggiore peso visivo dei colori più freddi e/o più scuri.

Tuttavia è sempre necessario considerare tale fattore in relazione all’intera scena in cui tali colori compaiono.

Infatti il “peso visivo” in relazione ai colori appena citati (rosso, giallo, arancione) risulta sempre evidente quando all’interno della scena sono presenti altre tonalità che non riescono a contrastarne la forza.

Nitidezza e peso visivo

Gli elementi catturati con maggiore nitidezza hanno di base un maggiore peso visivo rispetto agli elementi lasciati fuori fuoco.

Soggetti e peso visivo

Generalmente, quando in uno scatto sono presenti delle persone, queste tenderanno a catturare subito lo sguardo dell’osservatore.

Inoltre catturando tali persone in maniera ravvicinata, saranno i loro sguardi ad ottenere un maggiore peso visivo e a fungere da elementi guida all’interno della foto.

Come abbiamo infatti già avuto modo di notare in relazione alla realizzazione dei foto ritratti, lo sguardo di una persona se opportunamente direzionato, può servire a mettere in evidenza ulteriori elementi presenti nella scena, “guidando” proprio l’attenzione dell’osservatore.

Posizionamento e peso visivo

Infine gli elementi posizionati in relazione alle immaginarie linee guida di riferimento della regola dei terzi, avranno un maggiore peso visivo nello scatto finale, questo perchè gli occhi saranno naturalmente attratti dai punti di intersezione e quindi dagli oggetti posizionati in relazione ad essi.

Un altro modo per far risaltare determinati elementi in base al loro posizionamento consiste nel porli in relazione ad elementi di scena “lineari” con funzione di guida visiva, come ad esempio possono essere strade e fiumi.
Tali elementi, presenti naturalmente in uno scatto, possono infatti essere sfruttati come linee guida, per la loro stessa forma.
Approfondiremo più avanti, questa tecnica di sfruttamento delle linee.

Dimensioni e peso visivo

Tutti quegli elementi che occupano un maggiore spazio, all’interno dello scatto, andranno ad acquisire naturalmente un maggiore peso visivo.

Forma e peso visivo

Per concludere questa analisi dedicata alla valutazione del peso visivo degli elementi all’interno di una foto è importante ricordare che un elemento perfettamente riconoscibile in base alla sua forma, sarà sempre caratterizzato da un maggiore impatto visivo.

Il posizionamento gerarchico

Quando una scena da catturare è ricca di elementi è importante cercare di stabilire un ordine gerarchico fra questi, in modo che ciascuno possa essere visualizzato secondo un preciso ordine.
Infatti all’interno di una stessa scena possono comunque apparire elementi a cui non si desidera dare particolare risalto, insieme ad altri elementi che dovranno invece risultare immediatamente importanti già ad una prima occhiata.
Pertanto bisognerà sfruttare le regole di composizione per fare in modo che gli elementi più importanti siano dotati di un peso visivo maggiore e vengano quindi visualizzati immediatamente.
Gli elementi meno importanti allo stesso tempo dovranno essere visualizzati solo alla fine dell’analisi della foto.
Pertanto volendo far risaltare nettamente determinate componenti sarà opportuno collocarle in uno specifico punto all’interno della scena, cercando di differenziarle, tramite posizionamento, il più possibile rispetto alle altre.

Il punto focale o punto di interesse

La messa a fuoco di una scena dovrebbe sempre avvenire in relazione a quell’elemento atto a racchiudere l’essenza stessa dello scatto.

Un punto focale infatti dovrebbe rappresentare il motivo alla base della realizzazione di una foto.

Pertanto nel cosiddetto punto focale dovrebbe sempre trovarsi l’elemento a cui vogliamo conferire il maggiore peso visivo, ovviamente il “protagonista” della foto potrà comunque essere già caratterizzato da un suo particolare peso visivo, che verrà reso ancora più marcato dalla sua specifica focalizzazione.

In base all’insieme delle regole viste finora, una foto non dovrebbe mai contenere più di un punto focale o punto di interesse.

Attraverso un unico punto focale il fotografo può infatti inviare con chiarezza il proprio messaggio all’osservatore. Un unico punto di interesse infatti comunica con decisione qual’è il vero soggetto o tema di uno scatto.

Scegliendo invece diversi punti di attenzione, sarà indispensabile organizzare la composizione di scena in modo da stabilire tra questi una gerarchia di visualizzazione, in questo modo uno scatto con diversi punti di interesse, avrà sempre un punto focale primario, contenente il vero protagonista della foto.

La prospettiva

Nella composizione di una foto è possibile rendere più o meno evidenti determinati elementi attraverso una modifica della prospettiva.

Una prospettiva diversa rispetto all’inquadratura base di una stessa scena serve quindi a sminuire o a valorizzare il peso visivo di partenza di determinati elementi.

La prospettiva scelta infine serve anche a variare la posizione di visualizzazione di tutti quegli elementi presenti in una scena.

Una scena infatti può risultare completamente diversa se visualizzata attraverso diverse angolazioni (ovvero da diversi punti di ripresa o appunto da diversi punti di vista) e non semplicemente in maniera frontale.

Nella scelta della prospettiva più adatta è necessario capire quale elemento dovrà essere messo maggiormente in risalto nella foto.

Una volta determinato il protagonista della foto, sarà possibile scegliere in che modo farlo risaltare.

Variare la prospettiva non comporta solamente un avvicinamento o un allontanamento dal soggetto principale ma spesso comporta anche delle inquadrature dal basso, dall’alto o laterali.

Ovviamente variare la prospettiva in relazione a delle persone presenti in scena è sicuramente un’operazione più semplice rispetto a quella da svolgere in relazione a dei soggetti naturali.

Volendo ad esempio inquadrare diversamente un bosco o una intera collina dovremmo modificare di molto la nostra posizione originaria rispetto ad essa.

Utilizzo dello spazio negativo

Uno spazio negativo viene spesso definito in campo fotografico come quell’area “vuota” intorno al soggetto principale della foto, atta a dividerlo da tutti gli altri elementi presenti all’interno della scena.

Ovviamente uno spazio “negativo” non sarà mai realmente vuoto ma sarà rappresentato da tutti quegli elementi neutri, di collegamento tra il soggetto principale (o spazio positivo) e il resto della scena.

Uno spazio “negativo” all’interno di una foto, generalmente non ha altra funzione che quella di far risaltare il soggetto principale.

Ovviamente uno spazio negativo può essere sfruttato in maniera creativa, per influire sul soggetto principale, uno spazio negativo particolare, di grande ampiezza o di forte gamma tonale può contribuire a modificare l’aspetto originale di uno stesso soggetto, facendolo magari risaltare ancora di più o rendendolo invece più “solitario” all’interno della scena.

Sfruttare le linee

Come abbiamo già accennato, soprattutto nell’ambito della fotografia di viaggio e nella realizzazione di foto paesaggistiche, si incontrano comunemente degli elementi che possono essere sfruttati per guidare l’occhio dell’osservatore verso i punti d’interesse di una foto.

Elementi naturalmente lineari, sviluppati orizzontalmente, verticalmente o diagonalmente possono essere sfruttati in tal senso, per offrire una guida di visualizzazione all’osservatore e per creare facilmente una composizione bilanciata ed armonica, dove quegli elementi posti in relazione ad essi risultino immediatamente più visibili.

Bisogna tuttavia considerare che linee differenti possono essere sfruttate diversamente, per ottenere dei risultati più specifici.

Linee orizzontali

Le linee orizzontali servono generalmente a guidare l’osservatore verso una visualizzazione da sinistra a destra di una foto (o viceversa). Proprio per il loro stesso sviluppo tali linee portano naturalmente ad una visualizzazione in senso orizzontale di una scena. Generalmente linee di questo tipo vengono sfruttate per comunicare un senso di calma e stabilità in relazione alla scena catturata.

Ovviamente la linea dell’orizzonte rappresenta la principale linea di questa categoria, frequentemente sfruttata nel campo della fotografia paesaggistica e di viaggio.

Linee verticali

Generalmente le linee verticali tendono invece ad essere visualizzate dal basso verso l’alto.

Proprio per questa caratteristica di base tali linee possono essere sfruttate per guidare l’osservatore verso quegli elementi posizionati sopra di esse.

Gli elementi visualizzati attraverso l’utilizzo di linee verticali comunicano di partenza un senso di forza e di solennità, proprio in virtù della loro posizione sopraelevata, suggerita ancora di più dalle linee verticali.

Inoltre delle linee verticali, come quelle rappresentate naturalmente da alberi o colonne, possono essere sfruttate ulteriormente per inserire un particolare ritmo all’interno di una composizione altrimenti monotona.

Infine questo tipo di linee possono essere sfruttate per inquadrare in maniera specifica i nostri soggetti principali.

Le linee diagonali

Le linee diagonali possono essere sfruttate per conferire una maggiore dinamicità o profondità ad una data foto.

Linee di questo tipo infatti guidano con più facilità lo sguardo attraverso i vari elementi presenti all’interno della foto, facilitandone così una lettura completa. Inoltre tali linee contribuiscono ad accrescere la tridimensionalità di una foto, aumentandone l’effetto di profondità.

La profondità di campo

Infine per mettere ancora più in risalto un qualsiasi soggetto, un elemento di un paesaggio architettonico, un animale o una persona, è essenziale un accurato controllo della profondità di campo.

Mantenere il soggetto scelto perfettamente a fuoco, lasciando invece sfocata la parte restante della scena, permette di conferirgli ancor più una maggiore importanza.

Tale tecnica, già vista in relazione alla ritrattistica, ritorna perfettamente utile anche nel campo della fotografia di viaggio, dove spesso ambienti interessanti presentano elementi di disturbo che non vogliamo inserire e far vedere con chiarezza all’interno delle nostre foto.

Basti pensare, ad esempio, ad un ambiente o ad un paesaggio pieno di elementi di contorno superflui (oggetti di arredamento, elementi architettonici, persone, etc.) focalizzando il nostro scatto su un particolare punto di interesse, libero da elementi indesiderati, potremmo farlo risaltare senza mettere in evidenza quelle parti di scena non volute.

Per ottenere un effetto di questo tipo l’apertura dovrà essere impostata intorno ad un valore del parametro f/ pari almeno ad f/2.8

A riguardo è importante ricordare che lenti cosiddette “veloci” o lenti che permettono l’utilizzo di valori di apertura molto ampi (f/1.2, f/1.4, f/1.8, f/2.8) permetteranno un controllo maggiore sulla profondità di campo.

Molto spesso lenti che non permettono l’utilizzo di valori minori di f/4 risultano invece poco efficaci nell’ottenimento di un risultato di questo tipo.

Breve Guida alla Fotografia di Viaggio – Le tipologie di Lenti

Breve Guida alla Fotografia di Viaggio

Con il termine “Fotografia di Viaggio” si vogliono indicare quegli scatti realizzati per catturare una determinata scena in tutti i suoi aspetti, per poterla così ricordare e mostrare alle persone nel modo in cui è stata osservata e percepita.

La “fotografia di viaggio” nasce quindi per rendere reali e vive quelle scene, osservabili nei diversi angoli del mondo, anche per chi non ha mai visitato quei posti.

L’obiettivo di ogni fotografia realizzata durante un viaggio è quindi quello di catturare la realtà osservata, cercando allo stesso tempo di trasmettere all’osservatore le emozioni provate durante l’esperienza di viaggio.

In base al nostro interesse per la fotografia di viaggio, dovremo decidere prima di ogni partenza quale attrezzatura potrà esserci utile e quale abbiamo effettivamente intenzione di portare con noi, nonostante il peso ed il suo possibile ingombro.

Molto spesso infatti è proprio nella realizzazione di foto di viaggio che diventa necessario l’utilizzo di un equipaggiamento fotografico duttile e diversificato, una foto di viaggio può infatti ritrarre paesaggi interi, singoli dettagli di un paesaggio o di un luogo, animali, persone, oggetti, vale a dire ogni possibile elemento incontrato durante l’esperienza di viaggio.

Pertanto è essenziale mettere subito in evidenza quali potranno essere le attrezzature più utili per affrontare in maniera efficace la realizzazione di foto dai soggetti così diversificati.

Iniziare dall’equipaggiamento – Le tipologie di lenti

Molto spesso, in un’esperienza fotografica di viaggio, le lenti diventano uno strumento di scatto fondamentale, ancora più importante del sensore e delle caratteristiche tecniche della nostra fotocamera.

Le lenti infatti, quando ben costruite, rappresentano uno strumento che dura nel tempo, utilizzabile sempre con la stessa efficacia originaria.

Un corpo macchina al contrario, come qualsiasi strumento tecnologico ed elettronico tende a deteriorarsi e a peggiorare con il tempo le sue prestazioni originali o come minimo a diventare obsoleto.

Proprio per la loro importanza di base, le lenti verranno trattate più in dettaglio in questo articolo affinchè diventino uno strumento pienamente comprensibile e di conseguenza facilmente utilizzabile anche durante un’esperienza di viaggio.

Ogni lente può essere analizzata e scelta in base ad alcune sue caratteristiche fondamentali.

La lunghezza focale delle lenti

Innanzitutto le lenti possono essere classificate in base alla loro lunghezza focale, che determina l’angolo di campo visivo della lente ed il suo potere di ingrandimento.

Una lente con una lunghezza focale ridotta, ad esempio di 20 mm, avrà di base un maggiore angolo di campo visivo e andrà ad ingrandire con minor efficacia ciò che viene inquadrato, rispetto ad una lente con una maggiore lunghezza focale.

Una lente con una maggiore lunghezza focale, ad esempio un 200 mm, avrà invece un angolo di campo visivo più limitato, ma un maggior potere di ingrandimento di quanto viene inquadrato.

Proprio in base alla lunghezza focale le lenti possono essere classificate in varie tipologie, dalle diverse possibilità d’impiego:

Le lenti grandangolari
(con lunghezza focale compresa tra i 21 mm ed i 35 mm)

Questa tipologia di lenti è adatta quando abbiamo necessità di catturare in una sola foto una scena estesa e/o ricca di dettagli anche quando essi sono posti su piani diversi.

Per queste caratteristiche di base tali lenti diventano estremamente utili per catturare dei paesaggi nella loro interezza.

Tali lenti risultano di grande utilità anche nel campo della fotografia dinamica e in tutte quelle situazioni di scatto in cui si desidera riprendere il movimento completo dei soggetti.

Esistono inoltre focali ultra grandangolari al di sotto dei 21 mm e che arrivano fino ai 12 mm con angolo di campo di quasi 180° ed anche lenti speciali, cosiddette ad “occhio di pesce” universalmente conosciute come fish eye per la caratteristica forma della lente frontale, che talvolta superano tale angolo di campo con lunghezze focali addirittura di 8 mm o 6 mm.

Le lenti normali o lenti standard
(con lunghezza focale pari a 50 mm o comunque compresa tra i 35 mm ed i 70 mm)

Queste lenti sono adatte ad un tipo di fotografia quotidiana, incentrata quindi nel catturare scene di realtà comune, ambienti domestici e di città, ritratti contestuali di persone, oppure oggetti, etc. etc.

Per queste caratteristiche di base tali lenti vengono spesso associate alla cosiddetta street photography, che prevede ovviamente la realizzazione di foto estemporanee, che non consentono una particolare preparazione e organizzazione preventiva dello scatto da realizzare.

I Teleobiettivi Medi
(con lunghezza focale compresa tra gli 85 mm ed i 180 mm)

In particolare le focali di 85 mm, 100 mm, 105 mm e 135 mm sono considerati ideali per i ritratti.

Queste lenti sono in genere utili anche quando si vogliono riprendere soggetti ed elementi situati ad una certa distanza rispetto a noi ma comunque non troppo lontani.

Allo stesso modo tali lenti, nelle loro versioni Macro (90 mm Macro,100 mm Macro e 180 mm Macro), sono utili quando vogliamo ingrandire con efficacia minuscoli particolari, affinchè risultino chiaramente visibili anche in una foto.

Tale tipologia di lenti diventa ovviamente estremamente utile anche nel campo della fotografia di viaggio, quando magari non abbiamo la reale possibilità di avvicinarci ai nostri soggetti per realizzare una foto a distanza adeguata.

I Teleobiettivi
(con lunghezza focale compresa tra i 200 mm ed i 400 mm)

Sono ideali per riprendere soggetti o scene distanti o anche molto distanti o quando vogliamo rendere in foto il classico effetto di compressione dei piani di ripresa caratteristica peculiare di questo tipo di ottiche.

I Super Teleobiettivi
(con lunghezza focale compresa tra i 500 mm, gli 800 mm e anche oltre)

Queste lenti sono un must esclusivo per la fotografia naturalistica, quando i soggetti delle nostre foto sono quasi impossibili da visualizzare nella loro interezza ad occhio nudo basti pensare magari ad un piccolo insetto posto su un albero o ad un uccello particolare in volo nel cielo, con lenti di questo tipo saremo in grado di vedere attraverso la foto ciò che invece sarebbe stato quasi indistinguibile alla semplice vista ad occhio nudo.

Le lenti ed il fattore di ritaglio (Crop Factor)

Come abbiamo già visto altrove, ma è importante continuare a ricordare, anche nel caso della fotografia di viaggio, il cosiddetto fattore di ritaglio rappresenta una caratteristica fondamentale da considerare al momento della scelta del nostro equipaggiamento di scatto.

La comprensione di tale caratteristica ci permette di capire quale foto andremo ad ottenere caso per caso, proprio in base alle caratteristiche tecniche della nostra fotocamera ed alle lenti in uso.

Il fattore di ritaglio influenza infatti anche la vera lunghezza focale delle lenti che andremo ad utilizzare, che di base è sempre espressa in relazione ad un sensore full frame (35 mm).

Questo perché nella maggior parte dei casi, le moderne fotocamere Reflex Digitali non sono dotate di un sensore full frame.

Attualmente infatti le fotocamere Reflex più diffuse sono ancora quelle dotate di sensori di dimensioni minori, con un fattore di ritaglio o di ingrandimento pari a 1.3x, 1.5x o 1.6x.

Tali numeri si riferiscono al grado di ritaglio che il sensore applicherà all’immagine catturata.

In base a quanto già sappiamo, una lente con lunghezza focale pari a 20 mm, su una fotocamera con sensore full frame, avrà veramente una lunghezza focale di 20 mm.

Invece la stessa lente (20 mm) avrà una lunghezza focale moltiplicata, se utilizzata su una fotocamera con un sensore non full-frame.

Il grado di ingrandimento della lunghezza focale di base dipenderà dal fattore di ritaglio del sensore in uso, la lunghezza focale di base della lente andrà quindi moltiplicata per il fattore di Crop del sensore, solo in questo modo sarà possibile capire la lunghezza focale della lente scelta.

Ad esempio una lente con lunghezza focale pari a 20 mm, su una fotocamera con fattore di ritaglio di 1.6x “diventerà” una lente con una lunghezza focale pari a 32 mm.

Al di là dei singoli calcoli da svolgere per comprendere la reale lunghezza focale delle lenti in uso, ciò che è importante ricordare è rappresentato dal fatto che una fotocamera con sensore full frame produrrà sempre delle fotografie con un angolo di campo visivo maggiore e, allo stesso tempo, con un minore livello di ingrandimento.

Al contrario una fotocamera con un sensore non full frame (dotato quindi di un determinato fattore di ritaglio) produrrà delle fotografie con un minore angolo di campo visivo ma un maggiore livello di ingrandimento.

Queste informazioni in relazione alle caratteristiche della propria fotocamera diventano indispensabili, nella scelta delle lenti da acquistare, anche per quanto riguarda strettamente la fotografia di viaggio, dove spesso sono proprio i vasti scenari naturali a catturare il nostro interesse.

Pertanto, ad esempio, volendo acquistare un grandangolo per la nostra fotocamera Reflex, avendo un sensore full-frame potremmo benissimo scegliere una lente con lunghezza focale di 28 mm.

Se invece abbiamo una fotocamera con sensore aps-c sarà bene scegliere un grandangolo dotato di una lunghezza focale molto minore.

Con una fotocamera con fattore di ritaglio pari a 1.6x un grandangolo, con lunghezza focale pari a 28 mm, avrebbe una lunghezza focale corrispondente a circa 45 mm e perderebbe pertanto tutte le sue caratteristiche grandangolari.

Lenti a focale fissa e lenti a focale variabile o Zoom

Possiamo infatti classificare le lenti anche in base a queste due categorie:

Le lenti fisse hanno semplicemente una lunghezza focale di base non variabile.

Una lente fissa con lunghezza focale pari a 20 mm avrà sempre questa lunghezza focale.

Le lenti fisse sono caratterizzate spesso da una maggiore luminosità (quindi hanno aperture di diaframma più ampie come f/1.2, f/1.4, f/1.8, f/2.0 o almeno f/2.8) e hanno di base una migliore capacità di messa a fuoco e danno una maggiore nitidezza alle immagini finali.

Le lenti zoom sono invece dotate di una lunghezza focale variabile, lenti di questo tipo possono essere utilizzate con tutte le lunghezze focali comprese tra i due estremi.

Una lente zoom ad esempio può avere una lunghezza focale compresa tra 24 mm e 105 mm, pertanto una lente di questo tipo potrà essere utilizzata ad una qualsiasi lunghezza focale compresa tra i 24 mm ed i 105 mm.

Per queste caratteristiche le lenti zoom sono sicuramente le lenti più versatili, una lente zoom con lunghezza focale di 24-105 mm può agire infatti sia da grandangolo che da medio teleobiettivo.

Tuttavia, al contrario delle lenti fisse, le lenti zoom presentano generalmente una minore nitidezza delle immagini nel risultato finale e con esse il processo per una corretta messa a fuoco risulta a volte più lento ma questo dipende molto anche dalla loro apertura massima.

Lenti e apertura di diaframma o “velocità”

Abbiamo già visto cosa si intende per “lente veloce”. Tuttavia è importante chiarire cosa comporta nelle nostre foto l’utilizzo di una lente più o meno veloce.

Una lente “veloce” permette un’apertura maggiore del diaframma, questo si traduce in immagini più luminose, anche mantenendo un’alta velocità di chiusura dell’otturatore.

Pertanto lenti “veloci” permettono di catturare la luminosità necessaria alla resa degli elementi di scena anche con brevi tempi di esposizione.

Per conoscere la “velocità” di una lente, è necessario far riferimento al cosiddetto numero f, riportato sia sulle specifiche tecniche della lente che sulla lente stessa.

Più il numero f/ riportato dalla lente è piccolo, ovvero più vicino ad 1, più tale lente sarà “veloce”.

Generalmente lenti con un numero f/ di base pari o inferiore a f/2.8 sono considerate come “lenti veloci”.

In base alle caratteristiche riportate finora le lenti “veloci” permettono senz’altro di realizzare con più facilità quelle foto in ambienti dotati di scarsa illuminazione, esse permetteranno infatti un maggiore ingresso della luce attraverso l’obiettivo, senza richiedere lunghi tempi di esposizione che, come sappiamo, potrebbero tradursi in una sfocatura generale dello scatto.

Inoltre con una lente veloce saremo in grado di scattare in condizioni di scarsa illuminazione mantenendo un livello del parametro ISO contenuto e limitando di conseguenza la presenza del rumore digitale di fondo.

Le lenti veloci infine permettono anche un maggiore controllo sulla profondità di campo (DOF – Depth of Field).

Infatti permettendo delle aperture più ampie, possono ridurre di conseguenza la profondità di campo nei nostri scatti.

Lenti zoom ad apertura variabile e ad apertura fissa

Infine, nella scelta delle lenti da portare con noi durante un viaggio, è essenziale considerare le loro potenzialità in termini di variabilità dell’apertura massima del diaframma.

Le lenti ad apertura variabile sono caratterizzate da un’apertura massima variabile in base all’azione dello zoom (zoom in e zoom out).

Ad esempio una lente zoom 28-135 mm con un’apertura massima variabile compresa tra f/3.5 e f/5.6 avrà un’apertura pari a f/ 5.6 al momento del massimo ingrandimento (zoom in, ovvero a 135 mm) e di conseguenza un’apertura pari a f/3.5 al momento della massima riduzione (zoom out, ovvero a 28 mm).

Le lenti zoom ad apertura fissa mantengono invece la stessa apertura massima lungo tutta la loro escursione focale (ad esempio un 24-105 mm avrà un apertura massima costante di f/4 così come anche un 70-200 mm avrà un apertura massima costante di f/2.8).

Come abbiamo già visto una lente dotata di un basso numero f/ sarà una lente veloce, pertanto in base a quanto detto sinora una lente a focale fissa con un’apertura massima pari a f/1.2, f/1.4, o f/1.8 avrà sicuramente delle potenzialità maggiori sia rispetto ad una lente zoom con apertura massima fissa (f/2.8 o f/4 costanti) sia soprattutto rispetto ad una lente zoom con apertura massima variabile.

La scelta dell’attrezzatura

In base a quanto analizzato finora cosa dovremmo procurarci e portare con noi per realizzare delle ottime foto di viaggio ?

Innanzitutto dobbiamo capire che tipo di fotografie di viaggio saremo più inclini a realizzare, in alcuni casi infatti si prediligono foto ricche di soggetti e persone oppure in altri casi si preferisce catturare solamente dei paesaggi, con caratteristiche diverse. In base a ciò che preferiamo “catturare” durante i nostri viaggi, dovremo scegliere quell’equipaggiamento più adatto, considerando ovviamente le specifiche tecniche delineate in questo articolo.

Tuttavia esistono alcuni elementi di un equipaggiamento che dovrebbero sempre essere preferiti ad altri, anche quando si realizzano delle foto di viaggio, indipendentemente dal loro soggetto.

Generalmente è preferibile scegliere ed utilizzare delle lenti veloci, pertanto anche durante la preparazione dell’equipaggiamento fotografico di viaggio, sarà opportuno optare per tale tipologia di lenti.

Allo stesso modo delle lenti zoom ad apertura massima fissa dovrebbero sempre essere preferite, anche nella fotografia di viaggio, a quelle caratterizzate da apertura massima variabile.

Avendo una fotocamera con un determinato fattore di ritaglio, sarà necessario considerare quali lenti aggiuntive comprare e portare con noi durante un viaggio. Il fattore di ritaglio del sensore della propria fotocamera dovrà essere valutato soprattutto nella scelta di una lente grandangolare.

Le lenti zoom vanno sicuramente considerate e utilizzate se si vogliono realizzare degli scatti relativi a scene in mutamento, vale a dire scene in cui sono presenti diversi elementi in movimento.

Con delle lenti zoom infatti sarà più semplice “avvicinarsi” o “allontanarsi” dagli elementi presenti nella scena con molta più rapidità, per catturare quei movimenti e momenti per noi più interessanti.

Le lenti infine non sono solamente progettate con diverse caratteristiche e funzioni ma anche in materiali diversi. Alcune lenti sono infatti provviste di un certo grado di impermeabilità, in altre troviamo al loro interno elementi ottici parzialmente rivestiti in fluorite, per aumentarne le prestazioni antiriflesso e la durabilità nel tempo e così via.
Pertanto, nel momento della scelta delle lenti da acquistare e da portare con noi durante un viaggio, dovremo anche considerare la loro resistenza, per affrontare con più facilità e sicurezza quelle imprevedibili condizioni di scatto, normalmente riscontrabili in ogni esperienza di viaggio.